Sé/dici [4] di Raffaele Rutigliano

QUATTRO/16

Rientro dall’ufficio. Ho la vista annebbiata. Tra le altre cose ho un diabete mellito di tipo due. Mi hanno detto: è reversibile. Sprofondo sul divano e comodamente emetto impulsi a infrarosso alla ricerca di un canale proattivo alla mia disponibilità cognitiva.
Niente. Dall’etere ricevo solo il piattismo becero imposto da palinsesti a basso costo, Forum ha meno camere mobili. La spending review, così  la chiamano, colpisce ogni cosa. La scelta ricade sì sull’utente finale, ma lo trasforma da vedente a visionario. Perché si cerca…, lo zapping a nulla serve in tal caso. Si spera in una televisione migliore, poi ci si ricrede. Si rimpiange il Milleluci. Persino il ricordo del mite — per modo di dire —Carosello è stato violato: ora ci sono propinati tre spot — e dico tre — con l’invito a proseguire online lo spettacolo multimediale. Raramente rivedremo in prima serata ilPinocchio di Carmelo Bene. La diretta dello Strega risponderà sempre più alla bancarella di penne senza inchiostro. Si pensi alla mancata acclamazione di un Busi trentennale, escluso — spero erroneamente, ma non ci credo neanche davanti alla certezza di una prova — dalla cinquina di questo quasi andato anno 2013. Resto comunque soddisfatto per l’acclamazione di Siti, è l’anno Rizzoli (ndl: nota del libraio).

[ Consiglio la lettura de L’Homo Videns di Giovanni Sartori ]

Se vogliamo dirla tutta: la televisione è divenuta negli anni il primo mezzo di diseducazione politica. Le reti private, dall’essere strumento di indipendenza culturale e d’espressione, sono diventate strumento del sistema capitalistico e accentratore (nelle mani di pochi), attraverso giochi societari e cessioni di quote. Creare reti nazionali, parallele a quella pubblica è stato un processo compiuto in una decina di anni (70/80) da chi ha consigliato e visto nella Televisione il miglior strumento di propaganda “ad personam”, nel bene e nel male…
Come si dice: dare perle ai porci.
Adesso, però, mi scollo dalle profondità inutili del divano e mi riverso nella libreria più vicina, parlo col libraio — anche lui barese — e fantastichiamo. Recensiamo nel piccolo spazio tra lo scaffale noir e il bancone le nuove proposte editoriali, perché spesso solo di quello si tratta: di “proposte”. Tutto in funzione del nostro mite ma concreto Credo primordiale. È passione.
Buttare, quindi, il telecomando. Uscire per un libro e una sigaretta, questa volta è concesso. Ritorneremo, certo, più visionari, felici e contenti.

© Raffaele Rutigliano

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