Fuori posto

Per il calendario dei più è la notte del 21 giugno, ma per tre donne è Litha, uno degli otto sabbat con cui si celebra il solstizio d’estate.La stanza è quasi per intero sprofondata nel buio e solo una sottile lama di luce che proviene dall’esterno illumina i loro visileggi »

Ad ogni passo, il sonaglio attaccato alla caviglia risuonava con allegria, sottolineando il suo incedere, moderna untrice di buonumore.Sorridendo si guardò intorno: quell’incrocio fra i vicoli le piaceva, passaggio obbligato per chi dalla parte bassa del paese risaliva verso la piazza densa di turisti e venditori.Mercatino dell’antiquariato, lo avevano pomposamenteleggi »

Devo fare una dichiarazione d’amore, disse ad alta voce a se stessa e al gatto che la guardava con mezzo occhio e la ascoltava con tre quarti di orecchio.Lo disse con lo stesso tono con cui avrebbe detto: devo fare la dichiarazione dei redditi oppure devo pagare una bolletta inleggi »

Io aspetto qui, disse sottovoce, più a se stessa che al mondo.Io aspetto qui, ripeté con convinzione tirando la sedia sotto l’ombra del faggio.Non era assennato quel che stava facendo: la ragazza lo sapeva, ma se guardava alle sue spalle si accorgeva che le cose prive di saggezza erano quelleleggi »

Una luce fioca e poco convinta filtra dalle persiane serrate: le 5, forse le 6 del mattino. A dirmi l’ora nessuna sveglia od orologio ma la consuetudine che da anni (secoli?) mi spinge ad aprire gli occhi poco prima o poco dopo l’alba.Mi rigiro su questo materasso scomodo e loleggi »

Il dottor Omobono era il terrore di tutta la Divisione Est del Distretto A della Grande Azienda. Da anni si vociferava di suoi potenti agganci su, su e ancora più su, fino forse alla Santa Sede e qualcuno sosteneva addirittura che non ci fosse elezione presidenziale senza il suo benestare.leggi »

La prima volta che incontrai Victorine era l’aprile del 1994: ero a Parigi per la seconda volta in vita mia, avevo 25 anni, stavo per sposarmi e credevo che Parigi fosse la città più bella del mondo.È che quando sei a Parigi, dicevo, ti senti al centro dell’universo.Parigi mi affascinava,leggi »

Con la punta del piede, Penelope saggia il pavimento ed evita per un soffio di inciampare nella figura goffa e voluminosa di Argo, pesantemente addormentato ai piedi del letto. Con cautela si alza e va alla finestra: cercare di dormire è inutile.Da quando suo marito è tornato, e sono ormaileggi »

24.12.191227.12.1983 Natale scende dal treno trascinando con sé una sacca e un borsone. Si ferma sul marciapiede dell’unico binario e si asciuga la fronte dal sudore: è la metà di giugno, ma il sole picchia già mordendogli i pensieri.“Un passo dopo l’altro,” si dice muovendo le gambe, pesanti come montagne,leggi »

Arrivo a casa e anche se mi sforzo di mantenere il solito passo, i soliti atteggiamenti, la solita espressione, mi sento addosso sguardi ignoti e indagatori.Che qualcuno sappia? Che qualcuno abbia capito?Ho il fiato corto: per strada non sono riuscita a camminare con il solito passo svagato e contenuto maleggi »