Segni diVersi

La scrittura è pericolosa. Mi fa paura, come lo specchio. Scappa da tutti i lati. Mi riflette. E mi nega. La sento respirare nel buio. Mi fa inventare la verità. È una menzogna così vera che non c’è bisogno di mostrare che esiste. Mentre scrivo, io stesso non esisto più. Eppure, godo nel vedere, nel toccare finalmente. Un piacere che è dolore. Posso essere sul rigo, nella pagina. In un’idea. Ma non sono io. La scrittura mi seziona. Mi annulla. Non mi fa diventare. I vocaboli di cui si nutre sono la mia pelle, i miei occhi, il mio sangue. Ma negano indifferenti ogni mia identità.

Non vado oltre. Ma tu, dico al giorno, tienimi lo stesso per mano. È quella che io chiamo: la mia prima negazione lirica. Non so se. D’altra parte, il peso dei miei anni mi cade spesso dalle mani come un oggetto qualunque e va a finire che lo perdo nonleggi »

Non ancora. Me lo ripeto, mentre l’orologio non smette di camminare. E io diciamo che non mi sento uno splendore. Non sono poi così necessario a me stesso. Se spengo la luce, rimango solo. Magari mi metto a spettegolare sul mio conto. Un domani diranno che la mia vita èleggi »

Ancora una volta, fingo di sorridere davanti al giorno e invece piango. Io l’assassino io la vittima, come si dice. Mi sento come quel giocatore che punta tutto su se stesso e perde. Il mio tempo lontano non posso prenderlo a pugni. Né posso aprire il cielo come se fosseleggi »

Mi sono regalato una prigione. E non è nemmeno dorata. Do spazio al mondo, questo sì. Ma ogni tanto, non così spesso. Non muoio dalla voglia di morire, lo ammetto. E riconosco che la parte migliore di me è la peggiore. Ogni mattina, metto il cuore al sole ad asciugare.leggi »

Ho il fiatone esistenziale. La gente non sa niente di me. E io so tutto della gente. È una lotta impari. Nello specchio si decide il mio avvenire. Ma nello specchio non sono io, sono un altro. Oh, follia dell’istante, inconsueta necessità. Il mio pensiero, da solo, relegato in unleggi »

Mi guardo, ma è come se guardassi il buio. Spiegami – mi chiedo – perché dovrei rinunciare alla notte fonda. Ancora – ancora! – vado cercandomi nelle notti dannate. Utilizzo il mio carattere come se fosse una macchina per scrivere. È come se il mio io (me stesso) non facesseleggi »

La rima che cercavo è rimasta incastrata nel cambio. Ora la prima non entra. E nemmeno l’ultima. Ecco, se il verso vola via non puoi che chiudere gli occhi e aspettare. Precipito dunque sono. E il passato si dissolve nel presente. Chiaro presente d’autore, assente nella sua mesta insulsaggine. Insomma,leggi »

Non c’è niente di meglio del cuore di un matto. Il cuore di un matto, mi dico, non piange mai. Non voglio altre notizie da me stesso. Sei pregato, di suggerisco, di rivolgerti altrove. Insomma, il mio unico volto ha sempre un fratello gemello che lo sta a guardare. Eleggi »

Ho nostalgia di eventi mai accaduti. E chiacchiero con un riflesso che nega il mio nome. Dalla finestra godo di un’ottima vista su terzo, quarto e quinto girone. D’altra parte, il rigor mortis m’intriga. Sono alle prese con una svogliata luce e il verso mi viene dietro come una musica,leggi »

Io non mi pento. E nei miei sogni dipingo un’assenza. Il fatto è che non riesco a combattere a lungo contro me stesso. Dopo un po’, mi annoio. Così finisco KO in un angolo del ring. È il mio modo di voltare le spalle alla vita. Non mi ritrovo cheleggi »