Segni diVersi

La scrittura è pericolosa. Mi fa paura, come lo specchio. Scappa da tutti i lati. Mi riflette. E mi nega. La sento respirare nel buio. Mi fa inventare la verità. È una menzogna così vera che non c’è bisogno di mostrare che esiste. Mentre scrivo, io stesso non esisto più. Eppure, godo nel vedere, nel toccare finalmente. Un piacere che è dolore. Posso essere sul rigo, nella pagina. In un’idea. Ma non sono io. La scrittura mi seziona. Mi annulla. Non mi fa diventare. I vocaboli di cui si nutre sono la mia pelle, i miei occhi, il mio sangue. Ma negano indifferenti ogni mia identità.

Se il peso di un verso mi trascina sul fondo di me stesso è per tuttoil ghiaccio che ho dentro. Insomma, ogni volta che scendo nelmaelstrom poi mi tocca risalire a piedi. Mi cucino a modo mio,tutto qui. Come se la mia lascivia senile fosse una fetta di filetto dagustareleggi »

Oggi compio mille anni. Non male per un bambino cretino. Il fatto è che col darmi sempre del babbeo la gente mi ha convinto. Non accetto il significato (la vita) e nemmeno il significante (la vita). Io non sono padrone di me stesso. Ma allora? L’inconsueta minaccia di una luceleggi »

Vendo la sindrome del principino da cui sono affetto. Vendo il respiro della polvere che sento nella solitudine. Vendo il sospetto che in me ci sia qualcosa di più doloroso della vigliaccheria. Vendo il mio modo di stare al mondo: abitare il corpo. Vendo l’isteria di un abbraccio in cuileggi »

Ci vediamo più tardi, dico a me stesso, mentre mi appresto a uscire da casa. E scopro che la verità non esiste. Ecco perché ogni mattina faccio i miei esercizi di ampliamento dell’istante. L’istante, unica verità. Oblio che maschera (e smaschera) perfino l’oblio. Poi i libri, i miei libri, contenitorileggi »

Avrò diritto anch’io a un altro po’ di sofferenza. Non è vero che non so che farmene della sofferenza. Servirà a qualcosa. Certo, è vero che io le novità me le scrivo da solo, come messaggi sul telefonino. Ti prometto, dico a me stesso, che per te ci sarò sempre.leggi »

Lo so che il tempo stringe. E stinge. Ma se il maltempo è dentro di te, ti ritrovi a sognare il purgatorio (ho detto purgatorio, non oratorio). Il tempo delle disfatte è nel mio sguardo, nel mio cuore, nel mio respiro. Non faccio in tempo a chiudere gli occhi. Nonleggi »

Mi piace il garbuglio eletto a sistema. D’altra parte, chi sceglie la via del caos finisce col perdere l’orientamento. Cerco di provocare in me un sussulto. E invece niente. Spesso scrivo al posto mio. Nella mente del serial-writer. Non appartengo, non so, non dico. Il viaggio fra le parole continua.leggi »

Un giorno io morirò. E poi tu morirai. Senza essere moriremo. E voi morirete. Essi moriranno. Senza esserci anche lei morirà. E poi inevitabilmente anche lui. Accuso gli altri e odio me stesso. E so che quei due occhi che mi guardano sempre sono i miei. Non ho un nomeleggi »

Vorrei denudarmi dalla A alla Z. Vorrei leggermi senza alcun vocabolo addosso. Vorrei recitare i miei versi senza veli. E poi vorrei che la tua pelle seducesse il mio silenzio. Nel cuore del mio inaudito presente, vado cercando le nuvole. E sono obbligato dalle parole a punire me stesso. Certoleggi »

Perdere un dente (o un semplice mal di denti) ti fa capire più cosedi una pagina di Spinoza. Anche se perdere un dente (o unsemplice mal di denti) ti fa sentire una nullità (quale tu sei), mentreleggere una pagina dell’Etica di Spinoza ti fa sentire importante(quale tu non sei). Illeggi »