Ale Ortica

Nata e cresciuta a Rocca Castello, legge avidamente e scrive
pigramente sotto dettatura di due gatti fratelli con mamme diverse.
I suoi riferimenti culturali sono Stephen King e Abigail Mitchell.

Sono una matrona ciociara e nella biologia del mio corpo non esiste la possibilità di un punto-vita, esso non è proprio contemplato nel disegno di Dio, non può crescere sul terreno argilloso del miocorpo: se provassi a costruirlo, semplicemente franerebbe sulle mie cosce indolenti.Per definizione, come le nonne, io soleggi »

Roger fu adottato da una signora molto conosciuta in paese per alcune strambe abitudini, come quella di trasportare su un passeggino il suo cane di piccola taglia e casata sconosciuta, vestito come un paggetto e appollaiato tra vecchi foulard e sacchetti della spesa.Il micetto fu posto sullo schienale dello specialeleggi »

Nessuno ti prepara all’esperienza della chat delle mamme, così come nessuno ti chiede il permesso prima di inserirti in quel ginepraio litigioso e passivo-aggressivo mascherato da “utile strumento per restare aggiornati sulle attività scolastiche dei nostri bimbi” che una volenterosa genitrice si premura di creare su WhatsApp. I numeri vengonoleggi »

Mary è all’ottavo mese di gravidanza e come tutte le puerpere è nel pieno diritto di annegare letteralmente nella propria ansia. Sono nervosa, spizzico un panino al prosciutto con formaggio, dueformaggi, il terzo è solo un avanzo, che lo vuoi sprecare? Ho paura del parto, amore mi porti a mangiareleggi »

Era diventata una stradina piena di curve che si inerpicava in mezzo a una boscaglia sempre più fitta, formata da smilzi alberi dalle chiome rosse e arancioni, spazzate da quelle incredibili folate divento invernale e perfettamente visibili nonostante i vapori di nebbia che si stavano addensando intorno alla vettura. C’eraleggi »

Aveva affrontato l’ultimo anno cercando di resistere a ogni sprangata, rialzandosi nel minor tempo possibile per essere pronta a ricevere il successivo, molleggiando sulle punte, adattando ogni parte del suo corpo e della sua mente, con l’unico obbiettivo di non rompersi. Continuava a perdere parti di sé, letteralmente pezzi delleggi »

Alla fine erano riusciti a inserirla nella capsula, nonostante ella opponesse una resistenza al limite delle sue possibilità.Le avevano intimato di non muoversi, che se avesse urlato o respirato convulsamente, quella permanenza forzata sarebbe durata ancora di più. Lei smise di agitarsi e impose a sé stessa di fingersi svenuta,leggi »