Sherehezade [2] di Daniela Scudieri

© “Pink and red” da web

ROSSO

«Prego, per di qua». Trascinandosi dietro i bagagli gli ospiti, perlopiù turisti tedeschi in pantaloncini e canottiera anche in pieno inverno, i polpacci pallidi arrostiti dal sole, la seguono sul sentierino di pietre piatte tra gli ulivi, e ohhh, wow, restano a bocca aperta, abbozzano domande in tedesco o inglese a cui lei risponde a monosillabi e gesti, io, io tutto da sola, yes, mima potare, falciare, piantare, un giardino da favola, anzi da rivista, è da manuale di giardinaggio, commentano tutti; al mattino insieme alla colazione porge loro altri gesti e parole, accarezzando come la schiena di un gatto il manico ricurvo dell’inseparabile bastone al quale si appoggia anche da seduta, io qui in Italia per amore – risatina – tanto, tanto tempo fa. Ora sola, figlie via e marito – con indice e medio mima due gambe in movimento, poi allarga le braccia, andato via, sparito.

Impossibile spiegare di più. Che le rose iceberg sono la nostalgia del freddo, del tempo grigio e dei fiocchi di neve grossi come il pugno, volteggianti – Lubiana, casa.

Che tra la buganvillea arancione e i nasturzi ora sta come dentro una caramella all’arancia, zuccherosa e solare. Tutto ciò che gli ospiti vedono, sono i fiori splendidi.

I vicini sbirciano tra le maglie della rete. Non si vedeva mai in giro finché c’è stato il marito, già al tempo in cui abitavano in città e venivano in estate con le bambine, stava sempre chiusa dentro. Lui era un bell’uomo, cordiale. Non reggerà, dicevano dopo la disgrazia, tutta sola in quella casa dove di notte il vento di mare grida, litiga, piange; casa di fantasmi, pensavano molti anni fa – dietro le persiane chiuse per l’inverno rumore di passi e risate sommesse, di donna. Lei non rideva mai. Un mistero più che una disgrazia; certo lei gli rendeva la vita impossibile.

Non reggerà: invece ne ha fatto un bed and breakfast. Ha voluto cancellare ogni traccia, dicono. Difendersi dai ricordi, dimenticare. E quanto tiene al giardino; basti pensare alla furia con cui, quel sabato di pasqua con pioggia a catinelle, si è avventata col bastone sul cane degli ospiti francesi che aveva preso a fiutare e scavare nell’angolo dove zampillano fiori in ogni gradazione di rosso, cardinale e carminio mischiato a ombre vinaccia come sangue rappreso, orecchie di velluto scuro.

© Daniela Scudieri, 2018

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