La forma della stanza [8] di Stefania Morgante

© Cavalcando il blu, di Stefania Morgante

Cavalcando il blu
(o il misticismo del creare pensando a Vasilij)

Che tu sia azzurro

turchino

azzurro

celeste

o profondo oltremare,

a me poco importa.

 

E’ quel tuo sguardo lapislazzulo

che mi confonde nell’acquamarina

è quel tuo non essere avio

è quel tuo non raccogliere fiordaliso

E’ perché tu cavalchi il blu

con me o senza di me

forte come l’acciaio

regale come la Persia

veloce ed elettrico

nella notte

salato e marino.

Ti potresti chiamare Klein oppure Dodger

mio fiore di granturco

ma quando ti chiamo sei preciso come zaffiro

concentrato e perfetto come uovo di pettirosso

a tratti turchese pallido

a tratti turchese chiaro

o scuro assoluto.

 

Perla mistica

sull’attenti come un cadetto

al comando stellare

mi detti le trame cerulee

di qualcosa di antico che sa di Prussia

e combinato nel ciano

mi fa creare

profumati pensieri blu lavanda

mi fa avvolgere desideri nella carta da zucchero

e respirare blu polvere e pervinca

mentre ancora quel primo pensiero si apre come pavone.

 

Regalami ancora acqua e calcedonio

che io sia ancora  porcellana blu

che io crei ancora la trasgressione del denim

che io mi pieghi sotto i colpi del danubio

di altro ossido blu

e che finalmente

queste mani

trovino un equilibrio d’ottanio

e nasca un inedito blu di Delft

indifferente al tempo

blu scuro

distante

profondo

blu chiaro

suono di  flauto bluette o di organo petrolio

con me, Vasilij.

 

Liberamente ispirato alle teorie di Kandisky sul colore

(Lo spirituale nell’arte, V. Kandisky)

 

@Stefania Morgante

Leave a Reply