Gli involuti [5] di Anna Martinenghi

Saul Steinberg - waiting room

Saul Steinberg – waiting room

CRONACA DI UNA STORIA MAI ACCADUTA

S’immagini la sala d’attesa di un ufficio pubblico. La s’immagini spoglia, disadorna, desolante: sedie di una plastica sconfitta, un pavimento fissato a lungo sotto le punte dei piedi, Yuri Chechi su un poster di qualche olimpiade fa.
S’immagini di essere mutati in numero: P111, per esempio. S’immagini di aver visto passare la signorina P089, che di recente ha cambiato domicilio, cuore e amore, ma di questo ha taciuto alla solerte impiegata di sportello. S’immagini di aver sopportato le lamentele di un tarchiato P093, relegato nel girone dei codici fiscali sbagliati, per troppo affetto familiare e abbondanza di secondi nomi – P093ab è un gran bel nome! -.
S’immagini di aver desiderato strozzare la signora P095 e la sua disavventura, per il fatto di chiamarsi Andrea e di esser femmina, cosa che il grande computer burocratico proprio non vuol capire. S’immagini di aver guardato l’orologio all’arrivo di P098 e P100 e di aver chiesto conforto allo smartphone, senza trovarne, precipitando in un mondo parallelo in cerca di “like”. S’immagini di essere stati sorpresi, dalla voce della solerte impiegata:
«P111? C’è il P111?».
«Eccomi signorina, sono io P111».
«Non ha visto il numero accendersi? E non ha visto l’anello sull’anulare?».
«Mi scusi, Si-gno-ra, ero distratto: ma sono io P111, è scritto su questo foglietto…».
«Dica! Non mi faccia perdere altro tempo».
«Come le dicevo, mi chiamo P111 e sono qui perché ho bisogno del mio certificato di morte».
«Non dica sciocchezze signor P111, lei è vivo e vegeto e con il suo comportamento fa solo perdere tempo e denaro alla cosa pubblica».
«E qui si sbaglia, mia cara solerte impiegata di sportello, nonché felicemente maritata signora: son qui per compiere il mio dovere di bravo cittadino, fino in fondo!».
«Ci vada piano con i felicemente  e mi faccia capire! È chiaro che non posso emettere un certificato di morte, prima della sua morte. Serve la constatazione, la firma del medico. Serve la morte, è la legge!».
«Vede, mia cara infelice solerte signora impiegata, sono sempre stato un tipo preciso, ordinato, attento alle regole. Mi piacciono le cose ben fatte e le assicuro che risulterò idoneo al certificato entro sera.  Vorrei solo sbrigare tutte le pratiche necessarie e non lasciare rogne, a quelli che restano».
«Lei è pazzo, signor P111, guardi che chiamo la sicurezza!».
«Non sia precipitosa, signora solerte infelice impiegata, nella mia tasca sinistra ho due righe del medico, a garanzia di una morte brutta e dolorosa che mi attende entro i prossimi sei mesi e nella tasca destra, ho una pistola carica che mi permetterà di scegliere l’ora della fine, stimata intorno alle 19 e 30 di questa sera, appena prima del telegiornale. Lo scriva pure sul certificato».
«Le ripeto che non posso davvero».
«Lei è molto ligia, impiegata solerte infelice signora, ma io ho ragioni davvero forti della mia parte…».
«Mah…cosa fa con quella pistola?».
«La convinco a non far perdere altro tempo al signor P112 che è dopo di me. La prego, ho un appuntamento alle 19.30 a cui non voglio mancare, perché sono un tipo  preciso e lei certo non vuol far perdere altro tempo e denario alla cosa pubblica. Le voglio fare un regalo: la autorizzo a rilasciare tutte le interviste che vuole, dopo che sarò uscito da questo ufficio. La chiameranno a Verissimo, dalla Barbara D’Urso e in tutte le dirette del pomeriggio, faranno un plastico a Porta a Porta!  La truccheranno un po’, la pettineranno  per bene e sarà bellissima. Tutti la riconosceranno e vorranno venire a farsi certificare dal suo sportello e persino suo marito tornerà a guardarla con occhi nuovi e nostalgici. Le porterà dei fiori e la inviterà a cena, appena prima del telegiornale. Riceverà complimenti, lettere e un sacco di like su Facebook. I suoi capi la promuoveranno responsabile di settore e in poche settimane diventerà una solerte felice impiegata signora. Ci pensi, questo certificato serve più a lei che a me!».
«…mmm, vediamo. Mi diceva che è nato a Milano, vero?».
Di seguito, s’immagini che questa storia non sia mai accaduta e la prossima volta si sorrida alla solerte impiegata di sportello, con l’aria di chi conosce una storia mai accaduta, che potrebbe accadere proprio a lei…

© Anna Martinenghi, 2016

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