21 grammi sulla pelle [11] di Viola E. Miller

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SERIAL LOVER

Mi scordo di tutto ciò si posi sul tuo guscio. Ogni idea levigata, quel senso di liscezza che ti domina. Ti scrivo in quanto non mi sei più complice. Lontana, ma non tale da svanire dalla mia mente. Sei più forte di me, ora. Sei più degna di ogni essere degno, che non sia altro lontano da se stesso. Cosa non si fa per un labbro morsicato, per un rivolo di sangue che diventa mare, disegnato sui muri. La pelle bianca, recisa all’altezza del polso. Un taglio pulito, senza incertezze.
Mordo una mela, come quella che mordevi l’altro pomeriggio seduta a guardare la tv.
E’ insapore, la buccia liscia. La tua pelle è liscia.
Mi sono riappropriato di te senza chiederlo. Senza discutere se ciò che dovevo fare fosse giusto, se fare l’amore prima fosse giusto, se raccontarti di me: come ero, come sarei diventato o come in realtà sono, fosse giusto.
Ma mai avrò le tua risposte, mai potrò farti altre domande. Potrò scriverti. Lo sto facendo ora, scriverti. Non piango.
Sotto il sottile strato di pelle nascondi l’amore per il bene, per quella voglia di darti senza pretendere, di soffermarti sulle risate altrui, non sui miei silenzi, sulle pause, che pause non erano. Erano un pensare. Erano un rivendicare il mio ruolo, raccapricciandomi del mio aspetto senza senso e puerile, senza la libido fondamentale in una coppia. Ero vuoto. E questo mio nascondermi era ed è un vero e proprio comportamento seriale, far finta per continuare a vivere.
Ché senza finzione non ci terrei alle persone, mi sento legato a loro, mi affeziono, io.
Le studio prima, le scruto senza il mordente del possesso a tutti i costi. Solitamente mi rifugio nella consapevolezza della mia cella interiore. Mi ci perdo meditando e trovando l’ispirazione a questa mia forma d’arte.
Il taglio dell’arto viene fatto di netto. La lama deve essere più lunga della superficie di taglio. I muscoli non devono essere in tensione, sì che la recisione risulti facile da eseguire. Non è questione di forza ma di precisione, la velocità del movimento è una pennellata d’artista.
I liquidi devono essere raccolti, non si possono far defluire negli scarichi, devono essere smaltiti altrove. Se si vogliono lasciare indizi bisogna prevedere tutto, tutte le opzioni possibili e impossibili, le statistiche servono a fare il gioco dell’attore principale. Il gioco degli indizi serve a creare aspettative, a promuovere qualche emozione seppure apparente. Ma tutto è sempre fatto nell’intimità del proprio subconscio.
Devastazione della psiche umana attraverso la cancellazione dell’essere stesso, del suo corpo, involucro pieno di sofferenza. L’involucro deve essere vuoto, come il mio.
E mentre io vivo, gli altri continuano a soffrire restando al mondo. Un mondo che ci ha partorito tra guerre, fame, miseria, lobby, e fantapolitica.
Resterei da solo al mondo per sconfiggerlo, per godermi questo silenzio non più solo interiore. Che si propaghi senza eco per ogni dove.
Le scelte sono sempre concepite su una scala di valori relative al tipo di pelle: dieci gradazioni di colore per dieci tipologie di tessuti. La parte più esterna del forziere anima. Un concentrato di sedimenti sebacei che rinchiudono l’involucro (corpo) in uno stato interiore deformato dalla condizione esterna.
Io vado a ripulire questa condizione, a rendere tutto liscio per farci scivolare sopra anche la pioggia più sottile.
Il taglio è per far sgorgare il male fuori, per riempire i secchi da restituire al terreno, per non far crescere più neanche un albero.
Basta una mano, da stringere al petto, più vicina al cuore freddo, e baciarla. Prima, liberata dagli anelli, poi, abbellita con degli smalti, i più colorati e differenti. I colori sono tutti uguali visti da un occhio freddo. Ne evidenzia solo i chiaroscuri, in scala di grigi, dal bianco al nero.
E il giallo diventa grigio chiaro, l’arancione un grigio un po’ più scuro, e così via: il verde, il rosso e il blu.
E’ questo il momento in cui mi sento felice, quando tutto è chiaro in un ambiente asettico e gli unici punti colore sono come schegge di lucidità.
Questa volta non lascerò prove, nessun indizio. Non ce ne sarà per niente e nessuno.
Questa volta vorrò portarmi dietro la voglia di perfezione a guisa di una pelle liscia che faccia capire quanto Dio sia vivo. È la perfezione che rasenta l’infinito lungo la linea di lama del mio coltello. È la linea perfetta d’incisione quando affiora sottile il rosso sangue. Questo è amore.
Ti amo.
E in tutto questo disegno sento però qualcosa vacillare, sento le sirene della Polizia che mi rincorrono, mi cercano come un topo nella fogna. Le sento sempre più vicine. Proprio ora, a un passo dall’assoluto. Allora mi siedo, attenderò che si apra la porta per accogliere gli angeli dell’Inferno.

© Viola E. Miller, 2015

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