
Il 2025 è passato veloce e come sempre ha restituito rami secchi a quel mare magnum che è la vita,
ha riservato qualche sorpresa inaspettata e poco gradita, ma ha anche visto nascere e consolidarsi
amicizie nuove e inaspettate. Dal punto di vista musicale l’anno trascorso mi ha regalato ascolti
molto belli cui condividerò su queste pagine emozioni e sensazioni. Tra questi ce ne sono alcuni che
ho atteso, sì il verbo è giusto, con una certa impazienza e il perché non è solo perché gli artisti sono
di grande caratura ma perché nel tempo si sono consolidati rapporti di amicizia e di stima grazie ai
quali ho avuto la possibilità di avere qualche anteprima. Il primo di questi porta la firma di Sophie
Tassignon voce splendida e splendida persona che ho avuto il piacere di conoscere insieme al
chitarrista e compagno Kevin Patton in occasione del loro concerto previsto dal Balenando in
Burrasca Festival. E se il concerto è stato sublime il tempo trascorso con loro il giorno successivo
impagabile. Persone splendide con le quali si è piacevolmente discusso di un po’ di tutto e in questo
tutto anche del nuovo album che sarebbe uscito qualche mese dopo. A Slender Thread, questo il
titolo, prosegue quel percorso di ricerca sonora e vocale che è stato alla base di Khyal. Un progetto
che ha come obiettivo quello di costruire ponti tra culture diverse attraverso la musica e la lingua.
Conoscersi significa infatti confrontarsi e accettarsi, ignorarsi e guardarsi con sospetto significa
ghettizzare e isolare. Un’urgenza questa se si considera la situazione mondiale e il declino etico e
morale del mondo occidentale. Sophie Tassignon, donna di grande sensibilità prima che sublime
artista, nella sua esperienza di vita accanto a chi si rifugiava nella vecchia Europa ha compreso che
per quanto la Musica sia un veicolo universale di storie e sentimenti assume forme diverse da
continente a continente diventando in qualche modo barriera e stesso discorso dicasi per la lingua.
Da fine studiosa delle lingue impara l’arabo e sublima le sonorità jazz con quelle orientali dando
vita a brani di eterea bellezza. A Slender Thread prosegue nella ricerca sonora e antropologica
riallacciando quei fili culturali che uniscono il mondo orientale con quello occidentale. L’album si
apre con la solenne Erbarme Dich la musica è quella di J. S. Bach, le parole di Picander al secolo
Christian Friedrich Henrici poeta e librettista tedesco, l’arrangiamento è della stessa Sophie
Tassignon. Si tratta di un’invocazione a Dio affinché abbia pietà delle umane sofferenze. Un Dio
che mi piace pensare di tutti ma profondamente diverso da quello che invocano i grandi della Terra
per giustificare genocidi e massacri. La title trak non ha un testo e affida tutto il suo potere
evocativo alla musica elettronica composta dalla stessa Sophie Tassignon e al canto vocale. Il
brano segna l’inizio di un viaggio nel mondo poetico orientale, canterà l’amore, la morte,
l’amicizia, e lo farà in russo, in arabo, in inglese e alla fine lo scopo del viaggio sarà chiaro: non
esiste un arabo, un russo, un inglese ma esiste l’umanità, un’umanità diversa e uguale che desidera
solo pace e serenità. A Slender Thread quando è uscito era bellissimo; oggi, alla luce di quanto sta
avvenendo nel mondo, è anche struggente. Che si tratti di un album importante e di rara bellezza lo
dimostrano anche le due medaglie d’argento che Sophie Tassignon ha ricevuto ai Global Music
Award: voce femminile e innovazione del suono.
Vi lascio all’ascolto di Chornij Voran antica e triste ballata cosacca in cui un soldato morente
chiede ad un corvo nero di annunciare ai suoi cari la sua morte.
Sophie Tassignon
Kevin Patton
Nemu Records
Balenando in Burrasca Festival
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