
Non ancora. Me lo ripeto, mentre l’orologio non smette di
camminare. E io diciamo che non mi sento uno splendore. Non
sono poi così necessario a me stesso. Se spengo la luce, rimango
solo. Magari mi metto a spettegolare sul mio conto. Un domani
diranno che la mia vita è stata un crimine passionale. Ebbene sì,
allora: confesso a te, mio specchio obsolescente, di avere sognato
ciò che facevo mentre lo facevo. Eppure, non è vero che non mi
spezzo quando mi piego. Io è da quando sono nato che vivo
spezzato, piegato in due dalla nostalgia delle stelle perdenti. E
scrivo lettere di sollecito a me stesso, ma non ricevo mai risposte.
©Davide Marchetti