
Ancora una volta, fingo di sorridere davanti al giorno e invece
piango. Io l’assassino io la vittima, come si dice. Mi sento come
quel giocatore che punta tutto su se stesso e perde. Il mio tempo
lontano non posso prenderlo a pugni. Né posso aprire il cielo
come se fosse un quaderno e cominciare a scrivere. Sto finendo.
Ma – mi chiedo – quanta parte di me c’è in quello che dico?
Voglio dire, io sono ciò che dico? No, l’unico oggetto di valore in
mio possesso non è la mia vita. Devo ribaltare la visione che ho di
me: non sono un io, ma un noi. Sono incomprensibile. E anche se
cerco nello specchio le parole da copiare, non escludo nessuna
ipotesi.
©Davide Marchetti