
J. D. Del bosco era un italo-americano. Nato in un paesello
abruzzese, aveva la doppia cittadinanza e si dichiarava italiano o
americano a seconda della convenienza. Quando scoppiò lo
scandalo aveva sessantadue anni ma ne dimostrava molti di meno.
L’accento variava dall’abruzzese strascicato al “what’s american
boys” di Sordi.
La ragazzina era in prima media e aveva un account Tik Tok seguito
da seimila followers, in pratica tutto il paese più uno. Produceva
video in cui ballava e raccontava vecchie freddure: piaceva talmente
tanto agli anziani che avrebbe potuto vender loro delle corde per
saltare.
J. D., che si faceva chiamare Gedi, era molto interessato ai video
della ragazzina perché ne comprendeva le potenzialità. Era un
appassionato cinefilo e produttore di film amatoriali di nicchia,
piuttosto incompresi, pieni di simbolismo e immagini disturbanti
che richiamavano all’arcano e recondito significato dell’intimo e
ancestrale animale de li mortacci suoi.
Non si faceva un cruccio per la mancanza di riconoscimenti ufficiali,
tuttavia cominciò a considerare l’idea di sperimentare generi più
popolari e comprensibili per la massa. Non lo considerava un
declassamento, era più un ampliamento della platea. Il dark web era
un mondo difficile, grande concorrenza, pubblico reattivo ma
esigente e a sessant’anni egli aveva già dimostrato il proprio valore
artistico, poteva permettersi di sperimentare.
Durante quella torrida estate si svolgevano le consultazioni per
eleggere il nuovo sindaco e solo due liste si contendevano la vittoria:
Fratellanza Albana (conservatori ultra-catto-baristi) e Anime Belle
(progressisti ultra-catto-moderati).
I Fratellisti erano leggermente in affanno e cercavano nuove idee
per rimontare nei sondaggi, indetti dai grandi savi della piazza
centrale durante feroci tornei di scopetta. Inaspettatamente gli
Animati mostravano segni di vita e addirittura qualche giovane del
paese sembrava interessato alle flebili proposte del candidato
sindaco.
Del Bosco stava lavorando al suo nuovo progetto pop e aveva
chiesto a sua figlia Melania, compagna di classe della ragazzina
tiktoker, di aiutarlo a coinvolgerla. Il 20 maggio fu girata la prima
scena. Lo scandalo ebbe inizio una settimana dopo, giusto in tempo
per le elezioni che si sarebbero svolte a giugno.
Il 22 maggio fu rilasciato il trailer ufficiale che generò
immediatamente un traffico infuocato, grazie al passaggio istantaneo
su tutti i gruppi WhatsApp delle mamme.
La tiktoker stava seduta su una lavastoviglie e sfidava le convenzioni
vestita soltanto con guanti di gomma gialli insaponati con
detergente per stoviglie. Un paio di Krocs ai piedi, la vera ribellione
giovanile. In sottofondo una voce maschile leggeva una celebre
barzelletta di D’Annunzio che scherniva la virilità di Giovanni
Gentile. La ragazzina guardava in camera e accompagnava il reading
cantando una canzone trap sudamericana mentre faceva le faccette.
Non fu subito chiaro se si trattasse di un prodotto di destra o di
sinistra e questo destabilizzò la popolazione.
È di destra, c’è D’annunzio, diceva un aspirante consigliere
comunale. Però quel riferimento al piccolo pene di Gentile che
scrive un manifestino degli intellettuali è chiaramente di sinistra,
rispondeva un attempato sindacalista che indossava solo magliette
con la faccia del “Che”.
Gli elettori di entrambi gli schieramenti si identificavano con quel
gesto semplice, il corpo di donna che sovrasta la macchina con la
potenza della nudità.
Una dichiarazione di indipendenza dalla turbotecnologia dicevano
alcuni, la ragazza è un’ambientalista, è sinistra.
No, anzi, esalta quella marca di elettrodomestici con la bellezza del
suo giovane corpo, si oggettivizza per sponsorizzare il negozio di
Giovanni a Via Corso Vecchio, è destra, sospettavano altri.
Le Krocs verdone fanno veramente schifo, era il parere di chiunque.
Il film integrale fu quasi un evento, lo attendevano ormai tutti i
cittadini del piccolo borgo abruzzese con curiosità ed entusiasmo.
I carabinieri si presentarono a casa di Del Bosco dopo circa un’ora e
mezza dalla prima visualizzazione sul cellulare del tecnico del
Comune, impegnato nella rimozione di alcune luminarie di Pasqua.
Il regista era già diventato per tutti “il Dottore”, a causa di quella
particina secondaria che si attribuì come vezzo, per celebrare il suo
esordio nel cinema pop. Gedi entrava in scena nudo mostrando dei
flosci glutei, simbolo di decadentismo: il tramonto di un’epoca,
l’approssimarsi della fine. In sottofondo una voce arrochita dal
fumo declamava D’annunzio, “Lettere all’amico perduto”, in cui
l’autore confessava che delle opere di Marinetti non capiva nulla ma
sospettava ch’egli fosse un idiota totale.
Del Bosco interruppe il canto trap della ragazzina dichiarando di
voler cantare il vibrante fervore dell’arsenale, quindi essa lo guardò
con totale disinteresse e intonò:
“Sono giovine e son forte,
non mi trema in petto il cuore:
sorridendo vo alla morte
pria d’andare co’ ‘sto bacuccone!”
Quello alzò solennemente una mano, dichiarò di essere il dottore e
di doverla sottoporre a una breve visita di controllo: da quel
momento fu solo “il Dottore”.
Secondo i carabinieri l’uso del corpo della ragazzina all’interno di
quell’opera rappresentava un grave reato e il
regista/autore/produttore del film doveva essere arrestato.
«Guardi che sono anche co-protagonista» disse lui, amareggiato per
il fatto di non essere stato riconosciuto. Gli agenti si stupirono
molto quando riuscirono ad associare l’uomo a quelle molli terga, lo
facevano più giovane. Il Dottore rifiutò di essere arrestato, sono
americano, disse. Quelli si scusarono, erano in evidente difficoltà ma
procedettero comunque con l’operazione e lo tradussero in caserma.
Quando l’arresto del Dottore fu reso noto, i Fratellisti sfruttarono
l’occasione per rendere l’uomo un simbolo di censura di sinistra.
E la ragazzina violata? Urlava un’anziana dal panettiere.
Ma basta con questo femminismo di facciata, le faceva eco un altro
cliente, non si può più dire neanche “vacca”, porco dito!
Ma la ragazzina è stata usata, ripeteva la vecchia.
Vai a farti una cultura, stronza! “Marinetti, Futurismo e libertà!”
Rispondeva l’altro agitando una rosetta con fare minaccioso.
Il Dottore Del bosco era vittima dell’oscurantismo, la lavastoviglie
era di destra, i carabinieri erano woke e le Krocs facevano schifo a
tutti: quelle erano bipartisan.
Il regista aveva imbroccato la strada giusta, finalmente aveva una
voce. Il suo volto era stato tradotto in centinaia di meme e si faceva
archetipo, un mangiabambine col culo moscio che nella narrazione
dei politici paesani impersonava ribellione e resilienza. Era un
rattuso con il braccio destro teso verso l’alto che culminava in una
fiaccola. Il sogno abruzzamericano.
Tutti parlavano di lui, era l’argomento principale nei talk in piazza e
nelle sedute plenarie di partito.
Fratellanza Albana fu la lista che riuscì nel modo migliore a
impossessarsi della storia e a infilarla negli ultimi comizi: “chi vota a
sinistra si prende la responsabilità di strappare una giovane
promessa del cinema all’unico pigmalione che abbia mai creduto in
lei.” Dickens non avrebbe saputo essere più drammatico.
Dall’altra parte c’era solo imbarazzo. Anime Belle avrebbe voluto
cavalcare l’onda del fenomeno mediatico ma era già stato tutto
risucchiato dentro la campagna elettorale dei rivali, alla sinistra
restavano solo due chiappe cadenti.
Il 20 e il 21 giugno si tennero le elezioni.
Vinsero i Fratellisti, ma non grazie al Dottore Del Bosco, no, perché
della sua storia si erano già stufati tutti.
Successe che alla fine Anime Belle trovò il modo di dividersi anche
su un culo: una fazione per una chiappa e una fazione per l’altra,
ognuna delle quali prese più del 20%.
E la ragazzina? Direte voi.
Quale ragazzina?
©Ale Ortica