Il Giga-Dissipatore

Il Presidente dialoga con alcuni militari e l’AI che giace annoiata
nella sua proiezione, al centro del tavolo operativo.

Non sanno come risolvere un certo problema.

Discutono di essi, che proprio non se be vogliono andare. Avevano
provato a corromperli? Offerte assurde. Rifiuti. Il Presidente è
indispettito, AI gioca al solitario, rivolge uno sbuffo ogni tanto.
Cosa c’è, si annoia? Non potrebbe aiutare? Mmh? No niente,
continua pure a fare i tuoi inutili calcoli di probabilità sull’uscita dei
semi.

Non potevano offrir loro un alloggio migliore, più confortevole, più
confacente alle loro esigenze? Il Mediterraneo, perfetto,
meraviglioso. Qualche milione di anni prima era un mare, navigabile
perfino, calmo, temperato, ma oggi è tutta un’altra storia. Il
magnifico deserto Mediterraneo sarebbe l’ideale.
Cos’è il deserto Mediterraneo? Non tutti i collaboratori del
Presidente lo conoscono, è solo un’arida striscia insignificante, del
resto. Confina con la grande colonna montuosa Italica. Là una volta
era tutta campagna, cioè, era una nazione con un clima temperato,
rilievi montuosi, addirittura circondata dal mare. Quando l’Eurasia
si unì all’Africa essa rimase schiacciata, si accartocciò e divenne un
unico grande dorso di dinosauro. Gli italiani si adattarono a
colonizzare le pendici, anche se molti indigeni costruirono
abusivamente fin sulle piattaforme, istallate in quota allo scopo di

preservare gli scenari unici, patrimonio dell’universalità. Ogni tanto
qualche struttura si sgretola per incuria oppure a causa di materiali
scadenti, ma fa tutto parte del folclore locale.
Ecco, la grande colonna montuosa italica confina col deserto
mediterraneo, che una volta era un fondale marino ed è oggi
ricchissimo di reperti archeologici veramente interessanti: centinaia
di migliaia di piccole imbarcazione e un numero incredibile di
mummie, perfettamente conservate grazie alla composizione ultra
salina del terreno, vengono continuamente estratte per essere
studiate ed esposte nei musei naturalistici.
È il posto ideale dove essi potrebbero trasferirsi.
Ma non è già troppo affollato? Chiede uno scienziato. Tutti
guardano AI che si sta infilando un circuito virtuale nel naso. No, la
densità e il peso specifico di essi permetterebbe una serena
coabitazione con i mediterranei. Così si esprime l’agente virtuale e
riprende il suo solitario.

Quelli dicono che non se ne vogliono andare, non accettano offerte
di alcun tipo. È un problema perché gli operai delle zone profonde
hanno paura di lavorare, spesso si percepiscono lamenti e scosse
improvvise, c’è il pericolo che crollino i passaggi.
I tecnici dentro le cupole non temono alcun rumoreggiare di ossa e
stridere di denti, non sono certo creduloni superstiziosi, solo che
non riescono a concentrarsi e in certi contesti la minima incertezza
potrebbe dare il via a una catena di eventi disastrosi.
I villeggianti sopra le piattaforme hanno pagato proprio per avere
silenzio e pace, che facciamo, gli mettiamo la trap sotto il culo?
Il Presidente è adirato, pretende un’idea.

Arriva un avviso che interrompe le attività ludiche di AI, il quale si
illumina e con tono annoiato fa sapere che la zona ovest delle saline
di raffreddamento ha emesso un segnale di pericolo imminente,
probabilmente gli operai del rettangolo A27 hanno subito un altro
sabotaggio. Di nuovo essi che stanno provocando le frane di sale.

Ma insomma, ci sarà un modo per sbarazzarsene, tutto ha prezzo e
tutti possono essere minacciati, no?
No. Risponde esasperato AI lasciando cadere una pioggia di carte
virtuali e accasciandosi sulla sua postazione.

Il Presidente si rivolge beffardo al collaboratore: tu, ammasso di
idee poco chiare, dovresti essere il primo a temere per la tua vita,
quei raffreddatori salini servono a mantenere bassa la temperatura
dei server del pianeta.
AI lo guarda con aria indifferente: non temo nulla, la mia forza è
l’assenza di emozioni. Detto ciò, genera un Tetris e riprende a
giocare.

Posso sapere almeno perché essi continuano a disturbare il lavoro
fondamentale di una così magnifica struttura? Chiede il Presidente.
È lampante! Non ha mai visto un horror classico, vecchia scuola?
Un tecnico con la barbetta ispida a forma di piramide rovesciata e
piccoli occhi acquosi si avvicina ad AI e gli chiede di proiettare il
grafico di FrizzyGaza. Un suono leggero, come un piccolo sbuffo,
l’aria stantia si muove appena e sospesa a mezz’aria un’immagine
prende forma. Piccoli pezzi di puzzle sembrano apparire dal nulla
per poi riunirsi lentamente a formare la foto del Presidente intento a
giocare con la consolle M-intendo.
AI si scusa, i pezzi vengono rimescolati. Il Presidente è nervoso.
Barbetta tossicchia imbarazzato e comincia a spiegare.

«Ecco, oggi il territorio di Gaza si presenta come una splendida
struttura ad alta quota, vedete? (indica un punto troppo alto per
essere sfiorato) Per favore AI… (fa cenno con una mano piatta
rivolta verso il basso) Dicevo, qui, sotto la cupola, si estende il
meraviglioso Sanatorio-Resort dove i nostri clienti si rigenerano
respirando aria fresca e depurata, a est ci sono i grattacieli con
boschi verticali e poi la zona di caccia all’uomo e il padel. Nel livello
sottostante vedete gli uffici tecnici che si estendono per tutta la
superficie, circa dieci metri sotto il villaggio. I tubi d’areazione e
raffreddamento non escono più dalle piscine sulfuree da quando ci
fu quell’increscioso incidente e abbiamo dovuto regalare 2 anni di
trattamenti all’ambasciatore afroasiatico. Adesso il calore lo
vendiamo agli agglomerati in via di sviluppo, verso le terre riemerse,
attraverso condotti sotterranei.»
AI ricompone l’immagine allargando lo zoom così da mostrare il
distretto di raffreddamento.
Lo scienziato barbuto indica l’ultimo strato.
«Qui c’è il cuore pulsante di tutta l’opera: il Giga-Dissipatore.
Questa è la sala di raffreddamento e poi gli elaboratori,
costantemente raffreddati dai composti salini estratti nella cava
stessa di Gaza. Un capolavoro di ingegneria che produce
costantemente metri cubi di refrigerazione. Al momento riusciamo
ad esportare circa il 20% di ciò produciamo, ma le stime
approssimative parlano di un aumento del 3% ogni anno. Prego, la
prossima slide.»
AI ha ripreso a sistemare i mattoncini del Tetris.
Il presidente è irrequieto ma sa per esperienza che urlare contro
quell’Intelligenza umorale porterebbe solo a un’ulteriore perdita di
tempo, quindi si limita a lanciare strali muti ai collaboratori umani.
Un tecnico grassoccio dalla protesi capillare vermiglia si avvicina
minaccioso al tavolo operativo e urla sventolando un irraggiatore
manuale da saldatore,
«sono stufo di perdere tempo, gli operai non lavorano a pieno ritmo
e se rallenterà la produzione di refrigerante i primi a fondere
saranno i supercomputer, non certo il Resort. Come la mettiamo,
piccola proiezione di una calcolatrice da taschino?»
AI termina la sua schermata con un punteggio altissimo e risponde
abbassando l’intonazione per creare un effetto demoniaco:
«ritengo sia più saggio mantenere al fresco il sedere di una
tecnologia talmente avanzata da poter innescare una Quinta Guerra
Globale con uno starnuto. Eh, oh, accidenti, sento che mi goccia il
naso. Un errore umano, “il fattore U”, si dirà quando il pianeta
tornerà a ospitare una vita intelligente.»
Il puzzle forma l’immagine di un paradiso terrestre, in primo piano
un uomo con una minuscola foglia appoggiata sul pube piatto che
abbraccia una donna con il corpo della Venere di Botticelli e un
enorme smile al posto del viso.
Barbetta si frappone tra AI e il tecnico livido di rabbia che trema
facendo vibrare le guance mosce, va bene, basta così, ci siamo tutti
spiegati.

Il Presidente è al limite della sopportazione e non intende più
ascoltare lezioni di geologia, conosce perfettamente il progetto di
FrizzyGaza perché lo ha ideato suo padre, il Presidente Senior. Egli
vuole solo sapere come liberare le gallerie di raffreddamento da
quelle presenza disturbanti. Si può?
«No, Presidente. Non credo sia nella nostra disponibilità una
tecnologia così evoluta da combattere i terroristi delle gallerie.»
Il Presidente comincia a capire la gravità della situazione ma resta
incredulo. Lancia un’occhiata in direzione di AI che è tornato
svogliatamente al solitario di carte e si solletica l’ombelico.
Lo scienziato assume un’aria affranta,
«mi dispiace, l’Intelligenza Artificiale è un poderoso esempio
dell’ingegno umano…»
AI ha appena formato l’immagine di piccoli agglomerati di feci e li
sta lanciando sui presenti che si abbassano suggestionati dalla
verosimiglianza dei tecnofatti.
«Insomma, abbiamo creato cose straordinarie, ma questo problema
non possiamo ancora risolverlo.

Le anime di centinaia di migliaia di gazawi reclamano una vera
sepoltura da milioni di anni.

Abbiamo imparato a gestire i corpi, ma le anime restano un
problema.»
©Ale Ortica

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