Sophie Tassignon – Khyal

La voce è forse lo strumento più bello che è stato donato all’uomo. Nessun altro essere vivente ha, infatti, la possibilità di articolare e condividere i suoi pensieri e le sue emozioni. Musicalmente parlando è il più atavico tra gli strumenti pensiamo, per esempio, ai cries e ai calls che sono alla base della musica nera americana e, a loro volta, una memoria che affonda le sue radici nella nottedei tempi. La Musica è per eccellenza il luogo delle belle voci e delle voci indimenticabili, ma tra l’essere intonati e possedere un’estensione vocale tale da trasformarle in un vero e proprio strumento musicale la differenza è molta. Una delle voci più belle che oggi il panorama musicale e internazionale propone è quella di Sophie Tassignon. Una fama che l’artista belga si è costruita lungo gli ultimi vent’anni e attraverso svariate esperienze musicali.

Ma se la voce è una dote naturale da coltivare quotidianamente, la ricerca dei chiaroscuri che la Parola regala nelle diverse lingue è un modo d’essere. E se a questo aggiungiamo l’impegno in battaglie sociali che sembrano non avere fine, la caratura dell’Artista si palesa in tutto il suo spessore. In Mysteries Unfold, album del 2020, il fulcro era la Donna, le sue battaglie e le ingiuste sconfitte imposte da una società prettamente maschilista. Un invito a non dimenticare ma, soprattutto, a non abbassare la guardia visto che un’effettiva parità di genere non è stata raggiunta né nel mondo che si proclama civilizzato né, tantomeno, in quello in cui vigono teocrazie e dittature. Un album di grande fascino ideato e realizzato interamente dall’artista belga. Il tema della pace, sempre tristemente attuale, viene affrontato con l’ensamble jazzistico berlinese degli Azolia. L’album s’intitola Not About Heroes e ci catapulta nei pensieri e nelle angosce di chi ha vissuto e raccontato quel dramma umano che fu la Grande Guerra. Una guerra nuova, moderna, combattuta spesso con tecniche militari ottocentesche e che nell’immaginario collettivo sarebbe dovuta durare pochi mesi, ma che poi si è trasformata in una carneficina. La più atroce delle guerre perché per la prima volta non si sfidavano eserciti professionisti ma persone che fino al giorno prima erano impegnate nella loro quotidianità e spesso ignare degli opachi disegni della Storia. Una carneficina raccontata attraverso gli occhi e le poesie Wilfred Owen, poeta e testimone diretto delle operazioni al fronte di quella guerra che gli rubò la vita una settimana prima dell’armistizio. Poesie strazianti che raccontano dell’orrore e dell’inutilità della guerra, un inno alla vita che viene dall’inferno e che risuona ancora oggi attuale.
Due album importanti nella discografia dell’artista che si è arricchita nei mesi scorsi di un’altra perla: Khyal. L’album ha origine dal quel forte senso civico di Sophie Tassignon che l’ha spinta verso coloro, che da una Siria martoriata e dimenticata, giungevano ospiti a Berlino. Un’occasione per dare una mano, ma anche per conoscere una lingua e cultura totalmente diversa. È infatti solo dalla conoscenza e dal confronto che può nascere un’accoglienza che miri a una seria integrazione e che elimini ogni forma di pregiudizio. La musica può essere un ponte tra culture diverse a patto però che si accetti l’idea che approcci e sonorità sono completamente diversi. L’idea di Sophie Tassignon e dei suoi compagni di viaggio è quella di una sintesi sonora che inizia proprio dalla lingua. L’artista belga forte della sua passione per le lingue impara l’arabo e scrive le liriche di Khyal. Liriche improntate, come suggerisce il significato della parola, all’immaginazione, al ricordo, alla riflessione. Sophie Tassignon guarda con gli occhi dell’altro e ne coglie lo smarrimento, la sofferenza e l’incredulità nel vedersi in un mondo estraneo dopo che si è stati costretti a lasciare il proprio.

La title track, spiega l’artista, narra proprio di un uomo che con lo sguardo pensa alla persona amata rimasta al gelo dell’inverno, ripercorre con la memoria i momenti belli trascorsi insieme per poi tornare alla triste realtà. Il linguaggio musicale è quello del jazz, un jazz moderno che si apre al mondo Mediterraneo evocandone i colori e le sonorità.

Khyal è un fulgido esempio di come si possano creare ponti tra civiltà e persone di come sia importante imparare a guardare con gli oggi dell’altro prima di assoggettarsi ai pregiudizi.

©Fortunato Mannino

Sophie Tassignon
W.E.R.F. Records

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