PPP amore e lotta

Torno stasera, anzi domani, e aspettami ti prego.
Tu aspettami sempre.
Guarda: l’erica fiorisce di luce e cristalli, mi spara alle spalle; e mi immobilizza di bellezza.
Nonostante me e questo tempo sospeso, che non mi lascia andare e si sfoca assieme a te.
A te assieme a me bambino, quei passi incerti, la mia mano dentro la tua serrata come un lucchetto.
Manca tutto, sai?
Manca il tempo sprecato, manca la leggerezza, manca quel fischio di treno
che riporta Guido che torna, che lo sistema lì, col suo bagaglio pesante, gli occhi stretti
controvento a guardare.
Manca la rete dei trapezisti, l’aria mescolata col giallo dell’estate,
il giallo attaccaticcio dell’estate.
Manca la voce, la mano, la carezza, manca la fatica.
Manca perfino la fatica.
Adesso novembre scivola addosso e mi sfiora: come se fosse sempre
stato.
E io – che l’ho immaginato appena –
non saprei nemmeno dire se domani sera, di notte,
oppure ieri l’altro, o ancora il giorno prima,
questo tempo lento senza di te sa restare
finalmente al suo posto oppure si fa sorprendere – daccapo – piantato in mezzo alla gola, né su né
giù, immobile a non farsi inghiottire.

©Katia Colica

estratto dal testo dello spettacolo teatrale PPP Amore e lotta

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