
Io il rossetto lo odio, soprattutto quello rosso fuoco.
Mia mamma invece lo adora.
Ce l’ha di tutti i colori: blu, rosa, fucsia, marrone, ma quello che ama di più è quello rosso, rosso
fuoco.
Io quello rosso fuoco lo odio più di tutti.
Non mi piacciono le labbra di quel colore così acceso.
Labbra rosso fuoco.
A mia mamma invece piace molto quel colore.
A me invece no e quando torna dal lavoro subito glielo tolgo.
La riempio di baci fino a quando le sue labbra non diventano del suo colore naturale.
Sta molto meglio senza rossetto.
Senza le labbra di quel colore acceso.
Quando la bacio, il rossetto passa dalle sue labbra alle mie e ridiamo felici come due cretini fino
alle lacrime, poi corro in bagno e mi pulisco le labbra con la carta igienica.
È un gioco che facciamo tutte le sere.
Anche se lo odio quel rossetto mi diverto a toglierlo dalle sue labbra.
Senza rossetto mia mamma è più bella, io invece sembro un clown.
Mi trasformo in un pagliaccio per vederla ridere.
Mia mamma non ride mai.
«A cosa ti serve il rossetto se non ridi mai?» le chiedo sempre ma lei non mi risponde mai.
Ogni mattina si mette quel rossetto di nascosto e fugge via.
Al buio, tutte le mattine, mentre io dormo.
Senza far rumore, per non farmi svegliare.
Mia mamma non fa mai rumore. Tutto quello che fa lo fa in silenzio.
Quando apro gli occhi, non riesco mai a capire se è già uscita o è ancora per casa.
Alzo la testa dal cuscino e provo a percepire il minimo rumore.
Trattengo il fiato per sentire meglio e quando sento che la casa è muta, riprendo a respirare.
Lei lo sa che io il rossetto lo odio, soprattutto quello rosso fuoco, e quando torna dal lavoro subito
glielo tolgo.
Stasera non l’ho sentita rientrare.
Avevo le cuffie e non ho visto l’orario.
Ho alzato il volume al massimo e ho continuato a giocare.
Dovevo solo aspettare che finisse.
Il solito fracasso e poi il silenzio, come sempre.
È durato meno delle altre volte, ho pensato mentre mi toglievo le cuffie.
Quel silenzio surreale mi ha bloccato le gambe.
«Mà» ho provato a urlare ma non avevo voce.
Quel silenzio innaturale mi aveva bloccato anche le corde vocali.
Ho rimesso le cuffie e ho chiuso gli occhi per non pensare.
Non so quanto tempo sono rimasto così, immobile senza neanche respirare.
Ho riaperto gli occhi e li ho visti entrare.
Un agente di polizia mi ha preso in braccio e mi ha portato fuori da quell’inferno.
Mio padre era seduto sul divano e piangeva.
«Io il rossetto lo odio,» diceva a un altro poliziotto che stava in piedi davanti a lui, «soprattutto
quello rosso fuoco».
Mia mamma era stesa sul pavimento senza rossetto.
«Mamma» ho provato a urlare e questa volta la voce è uscita tutta insieme.
Lei non si è svegliata ed ha continuato a dormire.
«Mamma» ho urlato ancora prima che quel poliziotto mi portasse fuori dalla nostra casa.
Mi ha coperto gli occhi con la sua mano per non farmi vedere mia mamma che dormiva ancora.
Aveva un sorriso bellissimo e quelle labbra di un blu inteso, quasi tendente al viola.
©Gianluca Papadia