
Lo so che il tempo stringe. E stinge. Ma se il maltempo è dentro di
te, ti ritrovi a sognare il purgatorio (ho detto purgatorio, non
oratorio). Il tempo delle disfatte è nel mio sguardo, nel mio cuore,
nel mio respiro. Non faccio in tempo a chiudere gli occhi. Non
sono il mio idolo, è chiaro. Ma sono alle prese col mio autoritratto.
E ho i sentimenti rivestiti di pietra lavica. Che posso dire? Penso
dunque penso. Mi sento acerbo come un frutto caduto. Un frutto
mai cresciuto. La mia innocua depravazione è un cammino di
conoscenza. O forse di non-conoscenza. Insomma, non ne posso
più di non poterne più. E odio i miei tentacoli.
©Davide Marchetti