
Avrò diritto anch’io a un altro po’ di sofferenza. Non è vero che
non so che farmene della sofferenza. Servirà a qualcosa. Certo, è
vero che io le novità me le scrivo da solo, come messaggi sul
telefonino. Ti prometto, dico a me stesso, che per te ci sarò
sempre. Ma sono solo le inutili follie dell’io. In fondo, sono uno
che s’accontenta di un’infinita solitudine. Apro gli occhi al mattino
e ho voglia di chiuderli, ma non per quello che vedo, piuttosto per
come mi vedo. Intanto, la mia scrittura vuol mordere tutti, appena
le tolgo il guinzaglio. Una dannazione dietro l’altra. Così, curioso
fra i miei limiti. E se il taccuino fosse uno scudo?
©Davide Marchetti