
La macchina si muove sul terreno accidentato con disinvoltura,
schiva le buche, riesce a passare sopra piccoli ostacoli, oggetti di uso
comune, mitragliette, braccia, bestiole selvatiche. È compatto,
cingolato, resistente e leggero, fa il suo lavoro e non disturba
l’ambiente circostante, una tecnologia discreta nata dall’ingegno di
scienziati cinesi, pakistani e francesi, design tedesco, efficienza
svizzera, consuma moltissimo ma il carburante è rinnovabile,
reperibile con facilità, costi ridottissimi.
Alda, influencer, showgirl impegnata, scoria imperitura della
televisione anni ’80, sta per cominciare una diretta sui suoi social per
svolgere l’attività di divulgazione politica, medica e tuttoquanto, che
coscienziosamente porta avanti da sempre. Si è adagiata sul letto, di
fronte a lei c’è lo specchio dell’armadio ma non possiamo vederlo
perché il telefonino col quale si riprenderà è posto tra lei e il suo
riflesso. Sdraiata su un fianco con il tronco leggermente ruotato
all’insù per non creare cedimenti all’altezza dello stomaco, è
appoggiata su un gomito, non potrebbe essere più scomoda ma
scorge il riflesso del suo viso sul monitor nero del cellulare ancora
spento e ciò le provoca un senso di benessere e refrigerio: è
bellissima e quella è certamente l’inquadratura che le rende più
giustizia. Accede al suo social, attende di visualizzare le morbide
curve delle sue labbra e lo spigolo perfettamente armonioso della
punta del naso. Eccola, eterea e immersa in una nebbiolina
finissima, è il filtro Glamour Star che la fa somigliare a Elizabeth
Taylor, l’attrice, non il cane di Charlotte in Sex and The City. Prima
che la diretta abbia inizio si concentra su qualcosa di orrendo,
ripensa a una polemica davvero dolorosa che all’epoca visse come
un’ingiustizia e una barbarie, i giornali attribuivano il merito di una
sua partecipazione a Sanremo a una certa sua storia d’amore che al
momento le sfugge, ancora oggi qualche blog di infimo livello tira in
ballo quella vecchia cattiveria. Il suo volto commosso viene
proiettato nei dispositivi di migliaia di persone, è in lacrime.
La macchina sta tentando di affrontare una salita piuttosto
impegnativa, la pendenza è quasi proibitiva, il suolo è irregolare e
cedevole, uno scricchiolio sinistro accompagna la scalata come un
avvertimento, sembra di calpestare grissini, il pericolo di ingolfare il
motore è molto elevato. C’è bisogno di più energia. La macchina
emette un suono di sforzo, di attrito, come per protestare contro
l’ingrato compito di innalzarsi su quella collinetta artificiale.
Alda ha iniziato a indottrinare la sua congrega virtuale, le lacrime le
rigano il viso che si espone alla camera dello smartphone di tre
quarti, gli occhi sono ridotti a una fessura, quel tanto che basta a
controllare l’inquadratura. Il concetto è semplice: siamo tutti dei vili
e spesso non ci esponiamo per paura di perdere followers, il
pubblico è in visibilio, vero Alda, è così e tu sei una donna
coraggiosa perché non temi neanche questo, fossimo tutti come te.
La donna si asciuga una gota, una pausa d’effetto, sospira presa da
una commozione che le impedisce di parlare ma poi,
fortunatamente, dopo una fugace occhiata al riflesso dietro la
telecamera trova il coraggio di andare avanti. La guerra è un orrore
al quale non sappiamo ribellarci, ecco, ben detto, brava Alda. Stiamo
qui a non fare niente mentre i governi fanno i loro interessi e
uccidono e razziano e commettono crimini inenarrabili. Il simposio
si anima, le vengono virtualmente recapitati fiori e cuoricini,
bravissima e bellissima, un utente non resiste e scrive “dobbiamo
estinguerci”.
La macchina fa un piccolo scatto e supera agevolmente l’esitazione
iniziale, supera un piccolo scalino di circa cinque anni, con un
orsetto stretto tra piccole dita gelate e rigide, crik crak, primo
ostacolo superato.
“Gli interessi dei potenti a Los Angeles controllano tutto” mugola la
showgirl anni ‘80 lasciando scivolare una smorfia di dolore e
indignazione sul suo profilo migliore, brava, bellissima, sei sempre la
più bella, fiori e cuori, “e il Papa dove sta?” chiede Pincappalla.
Imbarazzo di Alda che è appena stata al cospetto del pontefice e gli
ha stretto la mano a favore di telecamera durante la diretta di un talk
pomeridiano sulla Rai. Lei finge di non aver letto e va avanti con la
sua lamentazione. Non possiaaaaaamo, capite? non dobbiaaaaaaamo
accettare questa… (singulto) situaaaaazione. Allungando le vocali
crea una drammaticità notevole. Si sistema un ciuffo di capelli che le
sta coprendo i begli occhi color del mare e lo costringe a riunirsi alla
cascata di onde ben sistemate sul cuscino a simulare un informale
disordine.
La macchina ha superato magnificamente la montagnola
scricchiolante di fragili membra in decomposizione. Ha una lieve
incertezza…
SassoMatto56 scrive “Scusa Alda, ma tutta l’estate hai postato video
di te a Palma de Majorca inframezzati da post con foto delle vittime
di Gaza, non mi pare che la stai prendendo molto sul serio eh!”
Un altro commenta “e delle 70 guerre al momento in atto nel
mondo? Non ne parli?”
PalmiraRamirez ricorda “e i bambini in Nigeria?” (Alda si chiede
cosa cazzo sia successo in Nigeria), bravissima amo’ sei una donna
eccezionale e molto profonda, cuori cuori cuori, e le 273 guerre che
si stanno combattendo nel mondo? PatriziaIncurvato scrive “questa
è la prova incontestabile dell’inesistenza di dio” che sarebbe una
frase veramente ad effetto se non terminasse con tre smile.
I tre smile creano un leggero ingolfamento nell’anteriore destro
cingolato ma l’algoritmo decide che la corretta interpretazione dei
sorrisi sia una sorta di sarcasmo che è direttamente ricollegabile
all’indignazione, dunque la macchina prosegue verso la Riviera
sollevando uno sbuffo di sabbia sporca di coaguli putrescenti.
Il panorama è desolato, chiede quasi scusa a chiunque possa
osservarlo, si vergogna di sé stesso. Finalmente la macchina
raggiunge il luogo stabilito dalla mappa in memoria, è come un
goffo robot aspirapolvere che lavora in autonomia schivando gli
oggetti sul pavimento, sa cosa fare.
Un piccolo obiettivo digitale analizza l’orizzonte e comincia a
fotografare. Dalle sue casse integrate emette un avviso con tono
perentorio “attenzione, allontanarsi dall’area di perlustrazione,
interrompere qualunque attività fino a nuovo ordine”, con la voce di
un noto doppiatore italiano che da decenni incita i figli di Rohan a
combattere contro la Democrazia. Le immagini vengono fissate nel
marchingegno e subito manipolate con abile post-produzione per
poi essere smistate verso i vari server. La landa putrida di melma
decomposta, pozze marroni, scure e incrostate, il profilo di uno
scarpone appena sopra la superficie di un mare di sabbia morta che
il vento scompiglia a grumi, una tazza di metallo che ha trascinato
con sé qualcuno molto assetato, sotto un cielo saturo di giallo
ingrigito, neanche un batuffolo a oscurare il sole malato.
Un server americano riceve la prima immagine commissionata e
pagata in anticipo a suon di sbuffi del Presidente in persona: una
splendida spiaggia da cartolina, il mare placido e accogliente
accarezza malizioso le morbide forme della spiaggia calda,
abbronzata, sabbia color mattone, ombrelloni e lettini dal design
elegantissimo sotto palme gonfie di vita. Nome del file “Riviera del
Medio Oriente”.
La stessa immagine viene abbellita con colori diversi, dal viola
atomico al blu deflagrazione, aerei da combattimento in un cielo
apocalittico e sulla terra corpi in combattimento oppure morti di
fresco che fanno più effetto rispetto a quelli già decomposti nel
panorama originale. A secondo della nazione di destinazione e dei
Governi che hanno commissionato il lavoro, le immagini vengono
modificate, ognuno ha le sue esigenze comunicative. La macchina
emette un nuovo avviso e gli uomini ricominciano a sgomberare
l’aria dai morti e dai vivi.
La macchina si ferma ed entra in modalità “ricarica integrale”, una
sorta di pausa pranzo nella quale non dovrà fare altro che ricevere
energia dai suoi punti ristoro virtuali senza i quali non potrebbe
muovere neanche un ingranaggio. Comincia a succhiare avidamente,
l’attivismo social lo inonda con indignazione di sublime qualità, “ci
dobbiamo estinguere” che piacere, i governi e i vaccini e la vergine
Maria, quanta rinfrescante elettricità, “facciamo qualcosa tutti
insieme: scriviamo all’ambasciata”, che splendido pasto, e in
Uganda? e in Ucraina? e in Nigeria? (Ma che cazzo succede in
Nigeria?)… elabora e si ricarica, come dormire e sognare.
Alda è ancora in diretta e tira su col naso mostrando il profilo più
sofferente.
Veruskavera scrive “Parla di Gaza mettendosi in posa. Mamma
mia.” La macchina si blocca, emette una sorta di basso ronzio come
se avesse ricevuto una piccola scarica elettrica, un singulto. Dopo
aver ruttato sul commento indigesto riprende a nutrirsi.
La macchina ha sempre fame.
©Ale Ortica