Call-center

È ormai noto a tutti il fatto che le telefonate mute da numeri
sconosciuti sono una truffa ad opera dei call-center. Essi acquistano
i nostri dati da compagnie telefoniche, aziende che ci hanno fornito
energia elettrica, pay-tv, siti che abbiamo visitato per conoscere la
ricetta del ragù perfetto, in sostanza, dai fantasmi di tutti i nostri ex-
qualcosa. Oggi abbiamo imparato a fare il ragù, cambiato gestori ed
elettrodomestici parlanti, ma i nostri dati vengono ancora venduti ai
call-center del mutismo e questi continuano a chiamarci. Perché?
Hanno i nostri numeri, che parlassero, accidenti a loro, ci offrissero
eredità da sbloccare in Porcocazzostan, scriviamo il tuo libro nel
cassetto per duemila euro, salve (non so mai come va a finire perché
riaggancio prima). No, non c’è offerta dall’altra parte, solo silenzio.
Ma vogliono farsi richiamare, direte voi, così da infilarci uno
spyware giù per l’orecchio e sapere sempre cosa diciamo.
Permettetemi amici, neanche al vostro compagno frega nulla di ciò
che dite, quindi toglietevi questa illusione. In realtà, si è scoperto
che i truffatori dei “call-center muti” hanno già tutte le informazioni
importanti su di noi. Avete presente quando comprate un paio di
scarpe su un sito e per una settimana trovate su tutti i vostri social
un post sponsorizzato che offre in sconto lo stesso paio di scarpe?
Lo stesso, dico. Ecco, ci verrebbe da urlare nel microfono del
telefonino (che è sempre in ascolto) “quanti cazzo di piedi pensi che
abbia?”
L’unica cosa che manca alla vostra scheda personale, pagata fior di
centesimi, è la vostra voce, un “pronto?” basta, meglio ancora
qualche imprecazione tipo, un’altra merda di call center??? Trovatevi
un lavoro vero, stronzi! Severo ma giusto, direbbero quelli che
parlano per luoghi comuni. Ma pericoloso, non fatelo. Dall’altra
parte c’è un sistema che registra la vostra voce così da poterla
riutilizzare componendo finte telefonate a parenti e amici, che
verranno pregati di prestarvi soldi o aderire a fantastiche iniziative
finanziarie. Pronto, nonna, mi carichi venti euro sulla mia Postepay?
No pasta, nonna, posta, scriviti il numero, no quello del telefono,
quello della Postepay, capito? Ma sì che ho mangiato! i soldi nonna,
i soldi!
Come testimonia la storia del signor GianCristiano, trentaduenne
della provincia di Genova. Un giorno squillò il cellulare, lui
aspettava una telefonata di lavoro da una tale Sabbrina con la quale
aveva preso appuntamento per uno scambio di amorosi sensi da
consumare durante l’orario d’ufficio (per questo è da considerarsi
telefonata deducibile dalle tasse), dunque immaginate voi con quale
sconcerto avesse appreso che dall’altra parte non c’era nessuno, solo
un lieve fruscio. Cominciò a imprecare nella sua lingua madre, che il
caso volle fosse un dialetto veneto, volarono varie declinazioni di
lemmi che ragliavano terminando in –io, precedute da sillabe
sconnesse arrotolate sul suono –rco. E di qua e di là e su e giù.
Volarono santi di varie confessioni religiose, GianCristiano venne
inserito all’istante in due sette, una lista di terroristi islamici
perseguiti dagli Stati Uniti e un documento di adesione al corso per
pie donne e catechisti. Bloccò il numero di telefono, sputò sul
cellulare in segno di garbato spregio e immaginò che la faccenda si
fosse dignitosamente esaurita.
Il giorno successivo, la signora Sabbrina era impegnata nell’atto di
depilarsi il collo con una dose massiccia di cera verde, che aveva
anche il pregio di combattere le rughe e gli inestetismi della cellulite.
Squillò il telefono, ella interruppe la delicata occupazione, si
impiastricciò la gonna di unguento residuo e rispose.
«Pronto?»
«Ciao bella, sono GianCristiano, scusa se ti disturbo…»
«Mi disturbi.»
«Scusa, (imbarazzo, titubanza) avrei bisogno di un piacere, mi trovo
in una situazione veramente incredibile che poi ti racconterò…»
«ho da fare.»
«Ho un grosso problema che solo tu…»
«affari tuoi.»
«È uscito il super wi-fi extended in offerta limitata, anche nelle case
più grandi…»
«Quali case grandi? Mi sto depilando sul lavandino della cucina!»
«Se facessi trading online potresti permetterti una casa più grande,
poi ci mettiamo il wi-fi extended…»
«Non investo, non ho neanche un conto in banca.»
«Ti offro un materasso più grande per poter accumulare i tuoi
risparmi, con lo sconto del 70% direttamente dalla fabbrica, termina
domenica, ma oggi è martedì, così potrai comprare una casa più
grande e il wi-fi exended…»
«senti un po’, ma tu sei quel politico col nome strano, che fa cose
strane, che si veste strano, come ti chiamavi?»
«Ma no, sono il tuo amico GianCristiano, non mi riconosci?»
«Macché, sei quello che senza una tuta con un disegnino stampato
sopra non riesci a fare niente. Fammi ricordare, stai in camera, no,
stai ALLA camera, sei un imputato… no, deputato…»
«Cazzo!»
«Ecco, ecco con che fa rima il tuo nome! sei tu, ti ho riconosciuto e
mi devi un sacco di soldi, fetente, altro che wi-fi!»
E così, capite? Si creano situazioni imbarazzanti, l’Intelligenza
Artificiale usa le vostre voci ma se avete una somiglianza con
qualcun altro può fare confusione. Barbara D’urso vi propone
contratti per aziende luce e gas, Letta padre vi spiega una promo
regione mentre Letta figlio vi illustra un piano pluriennale di
investimenti nel paradiso fiscale di Songrim. Suggeriamo dunque di
attenervi al mutismo più ascetico: se non riconoscete il numero in
entrata non rispondete, non parlate, non tossite, non emettete la
minima scorreggia se non volete rischiare di incorrere nella stessa
disavventura della signora Palmizi Roberta, sessantaquattrenne
affetta da aerofagia cronica che dopo aver risposto a una telefonata
muta si è vista recapitare un referto medico, con tanto di analisi del
campione aereo e una dieta personalizzata della dottoressa Tirone al
costo (aggiunto direttamente in bolletta telefonica) di duezento
milalire, daacordo?

©Ale Ortica

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