Viandanti e viaggiatori [6] con MariaGiovanna Luini

Sdiario va in vacanza tutto il mese d’agosto. Gli Sviaggiatori hanno bisogno di ricaricarsi e riposare dopo aver viaggiato, senza sosta, un anno intero, tutti i giorni.
A settembre torneremo pià splendidi che mai con vecchie e nuove rubriche, nuovi Sviaggiatori e tantissime storie.

Grazie da tutti noi e vi lasciamo con un racconto di MariaGiovanna Luini.

ps: comunque, tutti i giorni, sulla pagina di fb, troverete “Sdiario reloaded”; se vi siete persi qualcosa è l’occasone giusta per trovarla!

Buon agosto.

© Libroaperto, di Stefania Morgante
© Libroaperto, di Stefania Morgante

La crema sulle dita e il dolore sotto il cuore

-Si è ricordata di controllare dove sono i sacchetti dell’aspirapolvere?
Me lo chiede appena mi scorge attraverso l’uscio semiaperto, lo sguardo appiccicato alla mia guancia fino al divano dove mi accascio mandando giù un boccone di aria.
-No, io non…
Non so continuare. In un grumo di secondi mi rendo conto che tante tragedie domestiche iniziano così: nei sacchetti per l’aspirapolvere che qualcuno dimentica di cercare. Uscita da qui prima delle sette, non vedevo l’ora di ritornare e buttare da qualche parte le scarpe nella breve pausa tra adesso e il supermercato. Ho da fare la spesa, altrimenti questa sera Sergio chiederà il motivo: ha la necessità urgente e inderogabile (come tutte le sue necessità) di due flaconi di deodorante – uno grande e uno piccolo, non si sa mai – e di almeno quattro confezioni di dentifricio. Se poi mi ricordo di fare scorta di lucido neutro per le scarpe è meglio, sarebbe ora di cambiare quello vecchio nel guardaroba. Ma ai sacchetti per l’aspirapolvere non avevo pensato. Anna me li ha chiesti ieri: sostituisce Clo che ha preso una settimana di ferie, lavora rapida e un po’ ansimante e si infila in casa negli orari più improbabili. E non trova i sacchetti, come fa a usare l’aspirapolvere?
Borbotto qualche scusa nella forma di un rimprovero piccolo. Lei scuote la testa, si finge comprensiva.
-Già, quando tanta gente sta intorno ti prende il sistema nervoso.
Come dire che sono pazza. Rinuncio a priori, forse ha ragione: in una delle peripezie odierne ho provato a spiegare a un’amica che mi aveva chiamato al cellulare che stavo scrivendo l’ultimo capitolo di un saggio da consegnare entro una settimana.
-Scusami, ti dispiace se ci sentiamo dopo? Non riesco a concentrarmi sulla tua domanda, scusami. Davvero.
Ma provare a fare accettare agli altri che scrivere sia un lavoro e richieda energia e concentrazione – e interrompere uno scrittore sia blasfemia – è inutile: funziona meglio usare la mia metà da medico, basta dire “Sono in ambulatorio” e chiunque si volatilizza in un amen.
Vorrei fare qualcosa di illogico e tritare Anna in un enorme macina con le lame metalliche affilatissime, passarle sopra con la macchina e urlare fino a sputare la laringe. Invece vado al supermercato.
Carrello, ingresso. Primi stand: frutta e verdura. No, niente roba salutare. Non con le pretese di mezzo mondo appese alla giugulare. Appena al di là della curva del pane c’è un grande espositore centrale carico di dolci. Un uomo giovane e magro, i muscoli tonici e l’aria di uno che potrebbe scattare e vincere gli ottocento metri seduta stante, afferra prima i bignè poi gli unici due cannoli in un tripudio di paste, frutta glassata, brioche. Mi fingo disinteressata: mi nota, sono certa, giocherella con la confezione dei cannoli e non sa decidere. Mi allontano: se l’avversario è un uomo la prima strategia è rinunciare. Un uomo che perde il senso della competizione cambia subito obiettivo: se non deve lottare non gli frega più niente. Infatti dopo un attimo abbandona i cannoli, acchiappa un anonimo pacco di bignè e va avanti. Non gli lascio il tempo per ripensarci: balzo sui cannoli, li metto nel carrello e pattino nei corridoi per trovare il dentifricio, il lucido per le scarpe, la crema per i metalli (altra esigenza impellente di Sergio) e una pizza surgelata.
In macchina, chiuse le porte e sistemata la borsa sul pavimento al posto del passeggero, la confezione dei cannoli è già mezza aperta. Da giorni ormai ho un dolore sotto il cuore. Non sono i sacchetti per l’aspirapolvere: è un messaggio che in tutto questo caos ho potuto leggere solo a metà. Una donna ha notato un pezzo nel mio blog, raccontavo la morte di Mario: ha voluto dirmi che lui le ha salvato la vita e proprio il giorno del suo funerale ha partorito una bambina. Mario era un mio collega, un amico. Mario ha salvato la vita anche a me, mi ha donato una seconda opportunità. Quella di oggi.
Sono sempre stata educata anche negli eccessi, perfino quando il mio cervello si ammazzava di cibo. Oggi sono sana, è solo che il dolore sotto il cuore vorrebbe qualcosa, un abbraccio o un amore non so. Infilo un dito nel primo cannolo: scivola dentro, si impasta di crema. E’ bello, è morbido, soffice, è pieno. Il dito si sporca, le briciole saltano in aria e sporcano la Smart immacolata di Sergio. In bocca la crema si scioglie, la migliore di sempre. E ancora, ancora. Due dita. Le riempio di crema, le succhio e faccio rumore. Va giù bene la crema, è lenta e perfetta. Con le dita, con le labbra sporche di zucchero. Con il senso di un abbraccio e del gioco insensato che da bambina ho negato a me stessa.
E fuori dal finestrino, sospeso in aria con il casco della moto sotto il braccio, Mario sorride.

©MariaGiovanna Luini

 

MariaGiovanna Luini (pseudonimo di Giovanna Gatti) è nata nel 1970. Scrittore, comunicatore scientifico e medico, è anche consulente di sceneggiatura (la collaborazione più recente è con Ferzan Ozpetek per il film Allacciate le cinture). 

Scrive romanzi, fiabe, saggi di divulgazione scientifica. Ha un blog sul portale de “Il Fatto Quotidiano”, una rubrica su “Starbene” (Mondadori) e uno spazio di parole e pensieri, nonché qualche inedito, su Satisfiction.me. Il suo sito internet è www.mariagiovannaluini.it
Il romanzo più recente, Il male dentro edito da Cairo publishing (2013), è attualmente in quarta edizione.
il male dentro alta
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