Piango e rido

Samuel Beckett: murales a Londra

Il 7 gennaio del 1938 Samuel Beckett sta passeggiando di notte per le strade di Parigi. D’improvviso sbuca un uomo dal buio di un vicolo e lo accoltella. Beckett finisce in fin di vita in ospedale. Si salva miracolosamente. Nel frattempo viene catturato chi ha tentato d’ucciderlo. È un barbone. Beckett vuole conoscerlo. Lo incontra solo per chiedergli perché lo ha fatto. E quello risponde:
“Non lo so, Monsieur”.

Ecco, risiede in quel “non lo so” il senso dell’intera sua opera. Il non-senso dell’esistenza. Teatro, romanzi e poesie di Beckett certificano l’assurdo di qualunque accadimento. E nel farlo coniugano l’irresistibile comicità di ogni evento all’intrinseca drammaticità della condizione umana.

Inequivocabile è il momento in cui Estragone, in “Aspettando Godot”, decide di farla finita d’accordo con Vladimiro: non ce la fanno più a sostenere la vita senza un perché, l’attesa insostenibile
di qualcuno che non arriverà mai. L’albero in fondo alla scena è perfetto: s’impiccheranno a uno dei suoi rami. Per farlo però hanno bisogno di una corda. Dove trovare una corda? Ma è lì, ce l’hanno a portata di mano! È quella che tiene su i pantaloni di Estragone. Estragone se la toglie e gli cadono giù i pantaloni. E tu, spettatore, piangi e ridi. Hai appena assistito alla ridicolaggine del tuo quotidiano patire.

Beckett ha sempre negato che quel suo Godot abbia a che fare con God, con Dio. Se avessi voluto, ha spiegato testardamente più volte, l’avrei chiamato direttamente God. E anzi, agli amici più intimi, ha raccontato un episodio. Inizi fine Anni Quaranta. Beckett sta assistendo a una gara ciclistica. A un certo punto, passa il gruppo rumoroso e colorato. Poi qualche altro attardato inseguitore. Finché non c’è più nessuno. Sono passati tutti i concorrenti. Ma ci sono alcuni tifosi che sono rimasti sul marciapiede a guardare la strada vuota. Beckett s’avvicina e gli chiede cosa stanno facendo. E quelli gli spiegano che stanno aspettando che passi ancora un ciclista: “Noi – gli dicono – stiamo aspettando Godeau”.

Ma noi sappiamo che non è proprio così. A chi vuole darla a bere, Beckett. Il corridore che tutti noi stiamo aspettando e che non arriva mai è proprio Lui, è Dio.

Nel 1957, i detenuti del penitenziario di San Quentin, misero in scena “Aspettando Godot”. Una leggendaria messinscena approvata e ammirata da Beckett stesso. Il giorno dopo, su un foglio stampato in carcere uscì una toccante recensione, fatta da un detenuto, dal titolo: “Noi stiamo ancora aspettando Godot”.

©Davide Marchetta

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