Il Segno dell’Acqua – Raffaele Spidalieri

Ho ascoltato diverse volte l’album di Raffaele Spidalieri quando esisteva solo in forma digitale, ma penso di averlo gustato solo quando l’edizione in Lp mi ha consentito di trovare il giusto tempo d’ascolto. Da persona ormai di mezz’età penso di poter affermare che se il cd da un lato ha in parte fallito la sua missione, dall’altra la musica liquida è la perfetta rappresentazione di una società sempre più distratta e povera di contenuti. La Musica non è solo intrattenimento, è un momento intimo nel quale suono e parola assumono un carattere evocativo e invitano alla riflessione.

Il Segno dell’Acqua è uno di quegli album che hanno bisogno di essere ascoltati e letti anche alla luce del messaggio che l’autore vuol veicolare. Iniziare dal titolo è doveroso perché intorno all’elemento acqua, il triangolo con la punta rovesciata ne è il simbolo, ruota tutto il mondo e prima di tutto la nostra esistenza. L’acqua l’associamo alla vita, alla salute, alla purificazione e quando ne vediamo i segni l’associazione al tempo trascorso è inevitabile.

Collocare dunque Il Segno dell’Acqua in una dimensione intima e intimistica è abbastanza semplice: l’autore riflette sul suo Tempo e lo fa da una postazione privilegiata che non è solo quella dell’artista, ma anche quella di colto osservatore della società. Società che possiamo intravvedere in controluce leggendo tra le righe dei testi me che emerge chiaramente nella scelta dell’unica cover presente. Raffaele Spidalieri ha da sempre una predilezione per Fabrizio de Andrè, al quale ha dedicato un importante spettacolo itinerante, ma questa volta e precisamente a metà del suo album ha voluto inserire Il Re del Mondo di Franco Battiato. Un brano celeberrimo sul quale non mi soffermo ma che rispecchia oggi più di ieri la miseria del tempo presente. Le canzoni hanno iniziato a prendere forma durante la pandemia in quello che mi piace definire tempo sospeso, un tempo che avrebbe dovuto restituire un’umanità migliore ma che invece ha restituito una società più cinica. La title track è strumentale e mi ha regalato quell’emozione che i giapponesi chiamo natsukashii ovvero la nostalgia felice: il tempo è passato ma lo sguardo che si volta indietro ora dubbioso, ora incerto, ora spaventato riesce a godere senza rimpianti di ciò che di buono si è fatto.

Come detto è un album intimo e intimista dove cultura, immagini evocative e riflessioni prendono la forma di eleganti testi. Ognuno racconta uno spaccato di vita, ma credo che quello che chiuda al meglio il cerchio della mia narrazione sia La Follia. È il brano che rispecchia l’idea di vita, assolutamente condivisibile, dell’autore: la vita è un attimo e se ci si perde recriminando sul passato o ci si lascia travolgere dalle inevitabili miserie del presente tutto perde di senso. Una canzone che ci ricorda che il senso della vita nasce dalla consapevolezza di sé e dalla voglia di scoprire il bello del mondo rimanendo intellettualmente liberi. E se questa è la poetica che sta alla base dell’album è altrettanto importante
soffermarsi sull’aspetto puramente musicale. Il Segno dell’Acqua è un album che vuol trasmettere messaggi importanti senza però incupire chi ascolta e senza scadere nella canzonetta, detto ciò è facile definire Il Segno dell’Acqua un album cantautorale elegante e raffinato e la presenza tra i musicisti di personalità come Ares Tavolazzi, Mauro Grossi e Luca Ravagni stanno lì a dimostrarlo.
La versione in LP ha una tiratura limitata a 200 copie, a buon intenditor…

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