Antonio Artese – Two Worlds

Raccontare Two Worlds, ultimo album del pianista molisano Antonio Artese non è semplice, è più facile abbandonarsi ad esso e lasciare che un jazz, divenuto ormai linguaggio dell’anima, ci trasporti in quella dimensione di serenità che una società sempre più liquida nega. Questa potrebbe essere la più empirica delle letture di un album che, in tutto e per tutto, è giocato sull’armonico dualismo dell’immagine acustica e visiva. La copertina che come spesso capita precorre le atmosfere e i tempi dell’album offre due paesaggi montani visti dall’alto. Due paesaggi uguali e diversi considerato che uno è contrapposto all’altro, ma l’uno e l’altro si armonizzano nel cielo. Le foto regalano una sensazione di serenità ma è solo una questione di prospettiva, perché è facile intravvedere o immaginare tutte le insidie e asperità del territorio. E tutto questo non è altro che metafora di quella che amo definire una vita gratificante: innalzarsi al di sopra delle miserie quotidiane, ricercare la bellezza e l’armonia tra le cose. Un cambio di prospettiva farebbe bene un po’ a tutti e, soprattutto, al pianeta.

Non è un caso che Icarus, uno dei sette brani originali, sia uno dei brani che amo di più e non solo per il messaggio che vi ho voluto cogliere, ma per quella fantastica commistione di generi e influenze che vi si possono rintracciare. La sublimazione tra classicità, mondo in cui tutti i grandi si forgiano, e passione per le molteplici possibilità che il jazz offre per colorare / ridisegnare i paesaggi dell’anima lo troviamo in Un Bel Dì, tratto dalla Madama Butterfly, che vuol essere un omaggio a Giacomo Puccini. Due mondi tragicamente contrapposti e purtroppo attuali sono quelli di Lila, brano tradizionale ucraino: alla dolcezza malinconica della melodia che idealmente abbraccia innanzitutto i bambini, si contrappongono momenti più cupi che inevitabilmente rimandano alla triste realtà della guerra. L’album si chiude con Voyage, brano
elegante che come tutti gli altri si presta alla duplice interpretazione di viaggio sia fisico che
interiore ma che in entrambi i casi finisce con l’arricchimento del proprio essere.

Antonio Artese, pianista di fama internazionale, e i suoi compagni di viaggio, Stefano Battaglia al
basso e Alessandro Marzi alla batteria, con Two Worlds sono riusciti a raccontare con apparente
semplicità e straordinaria eleganza l’essenza stessa della vita.

©Fortunato Mannino

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