Tre suore in fuga

Le tre suore ottuagenarie che hanno occupato il convento di
Goldenstein sono perfette come personaggi di una commedia
francese. Non tanto per un musical cinematografico perché dopo
Sister Act il tema mi sembra ampliamente sputtanato, per altro la
protagonista era la solista di un trio musicale femminile che si
esibisce in un casinò di Reno.
Le protagoniste di questa storia erano rimaste le ultime
Canonichesse della misericordia di Gesù, tre anziane che per quanto
arzille e in gran forma erano le uniche inquiline in un convento
ottocentesco. Leggo che nel 2024 il prevosto Markus Grasl ha
dichiarato la struttura inagibile per le anziane e le ha trasferite senza
il loro consenso in una pensione, cosa che alle suore non è andata
giù. Il cibo fa schifo, la gente non si fa il segno della croce prima di
mangiare, la serata danzante è noiosa, solo Ballando con le Tette in
televisione, insomma, meglio tornare in convento che vivere in
mezzo a una massa di miscredenti sdentati. Così, invece di portare la
parola di Cristo nel luogo che La Provvidenza aveva scelto per loro,
hanno mandato a fare in culo prevosto, Vaticano e tutti i Filistei e
sono tornate abusivamente nella struttura, con l’aiuto di un fabbro
che ha scassinato l’accesso. Se analizzassimo la frase “sono tornate
nella struttura con l’aiuto di un fabbro che ha scassinato l’accesso”,
senza dare ulteriori informazioni, ci renderemmo conto che sarebbe
un ottimo lancio click bait. Un certo tipo di politico social farebbe
illazioni sulla provenienza delle responsabili dell’effrazione,
interrogandosi sul colore della pelle delle scassinatrici, mentre i
social media manager si metterebbero al lavoro per elaborare
qualche post razzista con immagini in stile porno-horror tascabile
anni ’70. Avendo invece subodorato una bella commedia anti-clericale
in stile Amici Miei, il pubblico social si è appassionato alla
vicenda. La storia è comodamente fruibile da casa perché le
Canonichesse postano regolarmente le loro vicende, cosicché
Bergogliononeilmiopapa60 le possa riempire di like su TikTok
mentre si allenano, cantano, ballano e fanno tante cose buffe.
Questo le fa sentire “al sicuro”, esse dichiarano infatti: “I social
sono l’unica protezione che ci è rimasta”. Da chi? Dal superiore che
aveva pensato che abbandonare tre donne anziane e sole in una
grande struttura dell’Ottocento potesse essere un’idea azzardata. Il
prevosto s’immaginava dentro un plastico del Bruno Vespa
austriaco, protagonista della quinta stagione di Monsters su Netflix,
“Il killer delle suore”: trovate morte dopo il crollo del convento,
perché le aveva abbandonate in una struttura inagibile? Quell’uomo
sarebbe stato l’anticristo.
Attraverso l’operazione di occupazione dello stabile accompagnata
da puntuale narrazione social, le suore hanno ottenuto consensi e
simpatia, tanto che si sono mobilitate molte persone fornendo loro
generi di prima necessità come generatori di corrente e taniche
d’acqua, dunque è possibile che qualche dubbio sull’agibilità del
convento potrebbe sorgere. Ma no, ci sono case al mare in affitto
sulla costiera laziale che non hanno neanche il bidè e nessuno si
lamenta, figuriamoci se tre suore ottuagenarie non posso stare più
che comode nell’Overlook Hotel senza la dispensa dell’Overlook
Hotel.
Nella visione social tre anziane sono fuggite da una pensione gestita
da gente malvagia che le teneva segregate, scavalcando una finestra,
sono corse per strada in camicia da notte e hanno cominciato a
correre a perdifiato sul limitare di un bosco con le caviglie graffiate
dai rovi. All’improvviso i fari di un pick-up. Attente sorelle,
potrebbe essere una trappola, forse è un frate al soldo del Vaticano,
cazzo! Invece no, era un contadino che viaggiava con una lattina di
birra in mano e musica trap a tutto volume. Le suore si sono gettate
davanti al mezzo, il sangue delle escoriazioni a decorare le umili
vesti da notte, aiuto, aiuto, salvaci buonuomo! Questo, si è fermato,
le ha fatte salire e ha capito subito che non era il caso di portarle al
pronto soccorso dove qualche cardinale sarebbe subito giunto per
riportarle nella cella grigia dalla quale erano fuggite. Le suore hanno
chiesto di essere portate in convento, quello ottocentesco,
ristrutturato di fresco nel 1934, un gioiellino ricco di confort, c’è
pure la tv via cavo, porco diavolo! Però c’era un problema, come
fare per entrare visto il trascurabile dettaglio che lo stabile non
apparteneva alle anziane? Il caso vuole che il buonuomo avesse
anche competenze da fabbro, quindi, munito di piede di porco,
trapano multiuso a batteria, ascia in acciaio inox e uno sventratore
automatico per l’abbattimento di ponti levatoi, la fortezza è stata
espugnata.
Appena rientrate in convento una sorella è subito corsa a fare pipì,
presumibilmente quella di quasi novant’anni, mentre le altre hanno
offerto un thè al gentile signore. Oh, ma non c’è il gas per scaldare
l’acqua. Da lontano la più anziana ha urlato qualcosa tipo “ma
porcjlqwhfdknhw…. Non c’è l’acqua per scaricare!”, inoltre certe
nuvolette di vapore si formavano intorno al respiro degli astanti
perché faceva un freddo proco, nessun riscaldamento. Ma tranquille
sorelle, possiamo riallacciare tutte le utenze abusivamente, si è
offerto il buonuomo.
L’essenziale sarà pure invisibile agli occhi ma qualcuno deve aver
capito che filmando le rocambolesche avventure delle sorelle e
buttandole sui social, ci si poteva fare del buon “cash”, perché la
fuga e la nuova vita delle “Intrepide Tre” è stata ripresa da tutte le
angolazioni possibili e proposta al pubblico con una narrazione
molto ben costruita e accattivante.
Quest’atto di ribellione incontra le simpatie del pubblico perché è
molto “tiktokabile”: anziane in fuga, l’inseguimento con una
Mercedes vaticana, gli infiltrati che sembrano preti e invece sono
demoni, le suore che scassinano un convento e lo occupano
cantando come Woopie Goldberg, poi cucinano le ricette di Santa
Culinaria Martire, fanno kickboxing (l’ho visto, è vero), ridono e
scherzano.
Immaginiamo Dan Brown che prende appunti per il prossimo
thriller “strizza le palle al papato”: tre suore risultano essere il Santo
Graal e fuggono prima di venire assassinate come Crociati, ma si
scopre che invece sono imparentate con Maometto e restano
vittime di una sospetta sparatoria fra assessori leghisti.
Sono eroine perché fanno tutto ciò che possono per innervosire il
Vaticano, infatti è stato anche permesso loro di continuare a
occupare il convento con l’unica richiesta di smettere di fare le
bimbeminkia sui social. Le tre anziane non vedevano l’ora di poter
giocare alle birichine ribelli e naturalmente hanno rilanciato con una
Challenge di rutto stile liberty sui loro canali (gestiti da chi?),
trasmessa in differita su Radio Maria Light.
Oggi tutti i quotidiani ne parlano, intervistano le protagoniste che
dichiarano di essere vittime dei dispetti del prevosto e chiedono al
Vaticano di sostituirlo, lo pretendono altrimenti continueranno a
rilanciare la posta sui social. Nessuno si interroga sul perché la curia
avrebbe dovuto perseguitare tre anziane suore, le avrebbe strappate
da una struttura presumibilmente difficile da gestire, e poi le
avrebbe “imprigionate” in una pensione dove chiaramente non
doveva essere così complicato “evadere” se ce l’hanno fatta tre
vecchine. Ipotizzo siano semplicemente uscite, salutando e
cristonando allegramente come i sette nani, andiam andiam, ma
posso sbagliarmi.
Intanto ho sentito Dan Brown al telefono, sta elaborando la storia
in maniera deliziosa ma non riesce a rendere in modo credibile il
fatto che le ottuagenarie abbiano maturato le competenze
tecnologiche sufficienti ad aprire e mantenere degli attivissimi canali
social in cui raccontano tutta la propria rocambolesca avventura nel
convento occupato. Si sente un po’ in colpa ma ammette di avere il
sospetto che la vicenda non sia poi così spontanea come sembra e
che addirittura qualcuno stia speculando sulla vicenda per
monetizzare con le visualizzazioni.
Dan mi ha confessato di essere perplesso in quanto, a sessantun
anni, si rende conto di avere difficoltà a ricordarsi le password di
una casella di posta, due blog di cucina e l’account di facebook.
Che gli rispondo?

©Ale Ortica

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