
(in memoria di Vittorio Arrigoni, attivista, Besana in Brianza 4 Febbraio 1975 – Striscia di Gaza 15 Aprile 2011)
– Ma tu ti ricordi com’era… prima?
– Prima della Nakba?
– Sì, prima della Nakba.
– Ero una ragazzina, sono passati tanti anni.
– Ma niente niente?
– L’odore degli aranci.
– L’odore degli aranci?
– Sì, mi svegliava ogni mattina. Aranci e salsedine dal mare di Jaffa. Mia madre diceva che il vento portava il profumo di Dio.
– E poi?
– Giocavamo tra gli ulivi, rubavamo fichi dai vicini. Poi…
– Cosa?
– Poi sono arrivati i fucili, le grida. Ci hanno detto di andare, che saremmo tornati. Abbiamo camminato per giorni, io, mia madre, mio fratello. Mio padre no, lui non ce l’ha fatta, i soldati lo hanno ucciso davanti all’uscio di casa sotto i nostri occhi. Non avevamo più nulla: solo la chiave d’ingresso della nostra casa dove non siamo più tornati. E un sacchetto di terra di Jaffa.
– Non riesco a immaginare cosa significhi perdere tutto così.
– Non è solo perdere. È portare il peso di ciò che era. Qui, in Europa, sono un’ombra. Mi chiamano “profuga”, ma io sono Aisha, figlia di Maryam e di Mahmoud, di Jaffa. Ogni notte sogno il mare, le barche dei pescatori. Ma poi mi sveglio… e sono qui.
– Ma tu sei qui, e le tue storie sono vive. Vuoi parlarmi di qualcosa di bello? Un ricordo che ti scalda ancora?
– La festa di Eid, quando ero piccola Mia madre cucinava maamoul, biscotti ripieni di datteri. Cantavamo tutti insieme, anche se nonna era stonata. E c’era un ragazzo, Youssef, dai capelli scuri come la notte. Gli ho scritto poesie, sai? Ma non gliele ho mai date.
– E cosa dicevano quelle poesie?
– Cose sciocche, da ragazzi Che i suoi occhi erano come il cielo sopra Jaffa, che il suo sorriso mi faceva dimenticare la paura. Non l’ho mai più visto dopo iI ’48. Chissà se anche lui sogna ancora gli aranci.
– I ricordi sono un peso o un sollievo?
– Sono un dovere. Se dimentico, muore anche l’ultima parte di me che appartiene a casa. Ogni storia che racconto è un seme. Forse un giorno crescerà, anche qui, in questa terra fredda.
– E oggi? Che cosa è rimasto là?
– Ogni giorno è Guernica in Gaza.*
*Stay human, Radiodarvish
©Viviana Gabrini, 2025
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