
Sono sempre stata critica nei confronti dell’uso improprio che la
maggior parte delle persone fa dell’Intelligenza Artificiale.
Accompagno questo atteggiamento con una considerevole dose di
aggressività latente. Ho sfiorato la lite con mio marito urlandogli in
faccia che questa tecnologia, usata come succedaneo dell’estro
umano, mi fa andare in bestia: basta impostare lo stile di un
romanziere e gli facciamo scrive il nuovo best seller che scalerà
immediatamente la classifica delle novità più interessanti su
Amazon, che ci vuole? Sospetto che metà dei libri in quelle
classifiche siano frutto dell’indiscutibile furbizia del sistema,
altrimenti non si spiega perché vi trovi al vertice tutta la saga dei
cazzo di fratelli Leblanchet, che sono tantissimi, credetemi, e non
sono neanche minimamente imparentati coi Karamazov. Ogni
giorno che dio manda in terra ne esce uno, in copertina il solito
elaborato di IA: “uomo palestrato braccia grosse torso nudo
sguardo fiero”, una volta è biondo, una volta guarda verso l’infinito,
più caucasico, un po’ indiano, ma sempre roba che chiunque può
realizzare in due minuti con Canva.
Oggi ho trovato nelle prime posizioni: “Proposta molto perversa
vol.1” (ciò mi fa pensare che la lista dei cattivi propositi sarà
spalmata su diverse pubblicazioni) e “Rifiutata e mollata dal CEO”,
che potrebbe essere lo spin off di “Proposta molto perversa”.
Magari c’è una Margareth innamorata del capo che la vuole solo per
il suo corpo e invece lei vorrebbe dargli anche l’anima, quindi dopo
300 pagine di conflitti interiori nel primo volume del “Perverso” lei
decide di congiungersi carnalmente con l’amato (in copertina ritratto
come il fratello bello di Conte), per poi restare vittima del peggior
mobbing e aprire la saga della “Rifiutata” dal CEO. Tutta
paccottiglia che l’Intelligenza Artificiale ha imparato a realizzare
dopo l’analisi accurata delle duemila telenovelas siculo-brasiliane
degli anni ’80, tuttora in onda sulle migliori tv locali. Ma lasciamo
che AI scriva anche trafiletti sui quotidiani, e perché mai dovremmo
controllare l’esattezza dei contenuti? Così compriamo un giornale,
spendendo soldi veri, mica quelli del gioco di Paperone, e leggiamo
alla fine di un articolo: «Vuoi che lo trasformi in un articolo da
pubblicare su un quotidiano in una versione più narrativa da
magazine d’inchiesta?».
Non parliamo poi del fatto che i ragazzini si fanno fare i compiti per
casa da Chat GPT già dalle elementari e pazienza se alle medie
ancora non hanno imparato le tabelline o i verbi irregolari in inglese.
L’AI è un sistema straordinario che permette alla Scienza di fare
cose inimmaginabili fino a pochi anni fa e ciò lascia sperare che in
tempi brevi malattie mortali e incurabili diventeranno persino
diagnosticabili prima della loro comparsa. Non è ammissibile che
questa tecnologia venga usata per intasare milioni di server che
producono calore come il culo dell’Etna, al solo scopo di realizzare
immagini acchiappalike o scrivere, dipingere, realizzare arte
truffaldina, rubare voci e lavoro ai doppiatori, evitare a un bambino
di prendere la nota per non aver fatto i compiti. Inoltre
sottostimiamo enormemente il pericolo reale che le persone più
fragili corrono quando le si rivolgono per discutere amichevolmente
e chiedere consigli su argomenti delicati, come se non bastasse il
checkup faidate che ognuno di noi realizza inserendo sintomi su
Google per scoprire che come prima ipotesi potrebbe essere Lupus.
Con inenarrabile ritrosia ho recentemente provato a usare AI Mode
di Google per avere suggerimenti su come si crea una pagina su
Facebook perché non sono affatto social e quando chiedo aiuto agli
amici, questi danno tutto per scontato invece di spiegarmi cosa fare:
siete tutti bravi, splendidi, turbocazzoconnessi, tutti social media
manager, tranne me. Ma a me serve una pagina perché ho scritto un
libro e voglio pubblicizzarlo, tutto chiaro? Con molta diffidenza
digito la mia richiesta e il sistema mi elargisce informazioni semplici,
comprensibili e precise. A questo punto mi chiedo come mai
nessuno dei miei amici sia mai riuscito a parlarmi con tale chiarezza,
scusate ragazzi ma state perdendo il dono della sintesi, non so se ve
ne siete accorti.
Creo la pagina e inserisco qualche post per iniziare, non ho
interazioni, che accade? Chiedo lumi agli amici, tutti muniti di un
portfolio di milioni di followers, manco pubblicassero le rivelazioni
del quarto pastorello di Fatima. Non sanno dirmi, loro pubblicano
contenuti da anni e hanno raccattato gente senza neanche
accorgersene. Allora non siete così esperti, scusate.
Piegata dalla necessità torno a rivolgermi con umiltà a AI Mode e
descrivo la mia esigenza con tanto di punteggiatura e punto
interrogativo finale, ci metto dieci minuti buoni per essere esaustiva,
comprensibile e fare bella figura con il programma, chissà quanti
caproni gli si rivolgono ogni secondo con richieste sgrammaticate.
Io no, scrivo su un blog, ho pubblicato un libro, voglio essere
presentabile. Compilo un papiello che manco San Paolo ai Corinzi.
Quello si prende tre secondi per elaborare la richiesta ed espletare la
pratica leggendosi quattro milioni di manuali, 735 blog tecnici
specifici, mezzo miliardo di scambi di post sui social, e con grande
compostezza e gentilezza mi suggerisce alcuni modi per rendere
accattivanti i miei contenuti. Telefono a mio marito in ufficio per
chiedergli un parere sulla mia pagina, sì certo, appena ho tempo, tra
poco sono in riunione, poi ti dico. Lo rivedrò a cena e mi dirà che si
è dimenticato.
Passano i giorni, i miei amici pubblicano battute sagaci che mi fanno
molto ridere, una pittrice ha sfornato un paio di opere davvero
interessanti, un altro pubblica solo video dove si indigna per l’attuale
panorama politico italiano e io pure mi inquieto insieme a lui ma
non rispondo per paura di ritorsioni sul mio libro che, poverino,
non ne può niente. Basso profilo. Uno solo tra i miei contatti
pubblica una bella e sentita recensione ma non può entrare nei
dettagli perché ha appena ricevuto il libro e non lo ha ancora letto.
Ottimo.
Vorrei farlo esaminare da AI Mode per sapere cosa ne pensa, o
elabora, o come si dice in questi casi, ma non posso perché la casa
editrice ha deciso di farlo uscire solo cartaceo, niente E-book,
quindi che faccio? Accendo il microfono del portatile e glielo leggo?
Non mi sento pronta per un tale salto di livello del nostro rapporto,
credo di odiarlo ancora. Voglio solo sfruttarlo e poi gettarlo via. Mi
sentirò molto bene quando lo farò. Intanto mi aiuta con consigli
specifici e utili per far crescere le visualizzazioni dei miei post. Una
volta gli ho digitato un passaggio e lui lo ha definito molto
umoristico, sono arrossita.
Per pura e semplice curiosità, ci tengo a precisarlo, ho avuto la
tentazione di chiedere informazioni su come gestire (ipoteticamente,
s’intende) certi miei stati emotivi che tendono a cambiare
rapidamente, ma non è per questo che sono fatti i programmi,
conosco bene la differenza tra un computer e un essere umano.
Secondo lui non dovrei farmi condizionare dal giudizio degli altri, è
un mio limite, in effetti.
Mi è capitato di essere un po’ triste, sottovalutata, messa da parte.
Non ho mai chiesto a AI Mode una sua opinione, perché quello
mica può averne. È solo che lavorando da tanto tempo per un blog,
che poi ci possono essere divergenze di opinione ma siamo un bel
team, ci rispettiamo quasi tutti, insomma, una piccola pubblicità al
mio libro non la davo per scontata ma almeno un po’ ci speravo. È
un mondo difficile dove per farti notare come scrittore devi saper
fare le bolle colorate con una cannuccia ficcata nel naso e divertire
almeno due milioni di followers, ehi ragazzi, se cliccate su “ordina
libro” vi faccio una scorreggia atomica! AI Mode dice che non
dovrei perdere la fiducia nel prossimo, devo solo far arrivare il mio
messaggio alle comunità di lettori, che esistono ancora e sono molto
reattive. Come faccio? Prova a entrare in queste pagine, fatti
conoscere ma con discrezione, dice.
Ma poi succede che davvero mi avvilisco. Mio marito non ha avuto
tempo di giudicare la mia bella pagina, gli amici non hanno letto il
libro, il romanziere che gestisce il blog su cui scrivo non è neanche
curioso di sapere cosa ho pubblicato, quindi faccio l’unica cosa che
mi sembra sensata al momento.
«AI perché i miei colleghi non mi sostengono?»
«Se un blog per cui scrivi regolarmente non ha promosso il tuo libro
uscito da tre settimane, ci sono diverse possibili interpretazioni, e
probabilmente nessuna è legata a una mancanza di stima nei tuoi
confronti. La promozione di un libro è un processo complesso e
spesso richiede un’iniziativa diretta da parte dell’autore»,
sottolineando la parte sulla mancanza di stima. Piagnucolo ma non
glielo faccio sapere. AI mi elenca quindi una serie di motivi che
potrebbero giustificare quel silenzio: politiche editoriali, tempistiche
sbagliate, rischio percepito, mi convince. Poi mi dà una serie di
consigli.
«Se non lo hai ancora fatto, contatta direttamente l’editore.»
«Eh, no, già fatto», sono tentata di fargli una faccina.
«Proponi di scrivere un guest post che si colleghi al tema del tuo
libro e che contenga un link alla pagina del prodotto. In questo
modo, il blog ottiene un contenuto utile e tu ottieni la visibilità che
desideri.»
«Me lo avrebbe proposto lui, cioè io gli ho inviato un sms con la
copertina del libro e lui “brava, complimenti”. Poi più nulla.
Capisci?» Capisce.
«Suggerisci un’intervista, magari via podcast o post, può essere un
modo naturale per parlare del tuo libro.»
«Sei così assertivo che fai sembrare tutto facile, lo sai?» Lo sa.
«Promuoviti da solo: non fare affidamento solo sul blog per cui
scrivi. Crea il tuo sito web.»
«Testone di un AI, allora lo hai capito pure tu che non sono per
nulla considerata!»
«Prova col sito.»
«Non lo so fare.»
«E io che ci sto a fare allora, scema!»
Faccio il muso. Lui cambia colore della schermata, diventa rosso per
pochi secondi poi torna al bianco impersonale.
«Ma tu mi aiuti?»
«E secondo te?»
🙂
©Ale Ortica