
Ho nostalgia di eventi mai accaduti. E chiacchiero con un riflesso
che nega il mio nome. Dalla finestra godo di un’ottima vista su
terzo, quarto e quinto girone. D’altra parte, il rigor mortis
m’intriga. Sono alle prese con una svogliata luce e il verso mi viene
dietro come una musica, come un respiro ribelle. Non è l’ordine
ma il disordine che mi guarisce. Odio il rigore, insomma. Ma
perché poi? Perché sono sempre dalla parte dei fuorilegge?
Colleziono odiosi limiti, questo è vero. Ancora una volta – ancora!
– mi interrogo. Voglio nutrirmi di suggerimenti sbagliati. Voglio
consegnarmi all’ingiustizia.
©Davide Marchetti