Intervista a Enheduanna


VIV: Ciao Enheduanna! Benvenuta nel 2026, dove la gente twitta inni invece di inciderli su argilla. Presentati, per favore, ma fallo brevemente: oramai difficilmente la gente legge frasi che vanno oltre le dieci parole.
ENHEDUANNA: Salve, umana del futuro! Io sono Enheduanna, figlia di Sargon il Grande (sì, papo era Sargon di Akkad, il fondatore del primo impero della storia, quello che conquistò mezzo mondo), alta sacerdotessa del dio luna Nanna a Ur, ma soprattutto la prima persona della storia che ha detto: “Metto il mio nome sotto questo testo, così tra 4.000 anni sapranno che non era roba copiata da TikTok”. Poetessa, influencer divina e occasionalmente esiliata politica. Piacere!
VIV: Ci puoi dire quando sei nata?
ENHENDUANNA: Cocca, è passato di moda non chiedere l’età a una signora?
VIV: Beh…all’incirca.
ENHENDUANNA: Fra il 2400 e il 2301 prima di Cristo; ero in pista fra il 2285-2250, anno più, secolo meno, ma non dichiaro mai più di 35 anni.
VIV: Mi pare sensato. Il tuo nome in sumerico significa approssimativamente «ornamento del cielo» o «sacerdotessa ornamento del cielo». Impegnativo, non credi?
ENHENDUANNA: Davvero me lo stai chiedendo? Voi da 40 anni idolatrate una tizia che si fa chiamare come la madre di una delle vostre principali divinità…
VIV: Ehm…vero. Ma torniamo a te: principessa, figlia di un re-conquistatore, cresciuta in un palazzo… com’è stata l’infanzia? E l’adolescenza? Vino di palma a fiumi e sregolatezza?
ENHEDUANNA: Fuochino. Mio padre Sargon era il classico self-made man: abbandonato in un cesto sul fiume, trovato da un giardiniere, diventato re. Classica storia da film Netflix. Io ho avuto un’educazione adatta al mio rango e passavo le giornate a imparare il cuneiforme mentre le mie coetanee giocavano con le pecore. “Enheduanna, smettila di scarabocchiare inni e vai a fare le trecce!” diceva la nutrice. E io: “No, sto inventando la letteratura firmata, fatevene una ragione”.
VIV: E da adulta?
ENHEDUANNA: Quello che fa ogni somma sacerdotessa: gestivo personalmente il tempio sotto ogni aspetto, dirigevo gli altri sacerdoti e le sacerdotesse che vi lavoravano, officiavo i riti più importanti e curavo l’organizzazione di tutte le feste e le celebrazioni religiose che si tenevano durante l’anno.
VIV: Una vita frenetica.
ENHEDUANNA: Puoi dirlo. Ah, ed ero anche astronoma.
VIV: Pure!
ENHDUANNA: Non amo vantarmi, ma ero un’ottima astronoma: studiavo i moti delle stelle e le eclissi grazie al ciclo di Saros scoperto dai babilonesi, un periodo di circa 18 anni in cui Sole, Luna e Terra tornano quasi nella stessa posizione. Il nostro calendario assiro-babilonese serve ancora oggi per calcolare le date della Pasqua ebraica e cristiana.
VIV: Straordinaria. Ma torniamo alla tua attività poetica. Tu firmi i tuoi scritti con: “Io sono Enheduanna”, “Io sono ancora la magnifica grande sacerdotessa!”. Come ti è venuto in mentre di firmare le tue opere? Un gesto rivoluzionario.
ENHEDUANNA: Ho troppo talento e troppa personalità per finire nel dimenticatoio dell’anonimato, non credi? Se avessi voluto fama effimera sarei andata al Grande Fratello VIP.
VIV: Ti rendeva orgogliosa firmare “Enheduanna” alla fine dei tuoi scritti?
ENHEDUANNA: Quasi quanto te che scrivi Viviana E, Gabrini sotto le tue cazzate, cara. Gli altri poeti erano tipo “Inno anonimo al dio X”, io invece: “Copyright Enheduanna, non copiare o Inanna ti manda i leoni a domicilio”. Era il mio modo di dire: “Esisto, e non sono solo la figlia di qualcuno”. Millenni dopo ancora se ne parla. Non male per una che scriveva con un bastoncino!
VIV: Parliamo della tua musa: Inanna. Dea dell’amore, della guerra, del sesso, della vendetta… praticamente la Beyoncé dell’antichità. Come facevi a gestirla?
ENHEDUANNA: Inanna era una diva capricciosa. Un giorno ti mandava l’amore eterno, il giorno dopo ti faceva scendere negli inferi per un selfie con la sorella Ereshkigal. Io la pregavo: “Cara, potresti calmarti un attimo? Ho un tempio da gestire!”. Ma no, lei partiva con leoni ai piedi, ali da gufo e un guardaroba da urlo. Nei miei inni l’ho resa ancora più epica. Tipo: se non le dai retta, ti distrugge la città. Ma con stile. Funzionava come deterrente contro i ribelli.
VIV: Interessante. Ma parlaci del tuo processo creativo: dettavi a scribi o incidevi tu stessa? E dimmi la verità: quante tavolette hai rotto per la frustrazione?
ENHEDUANNA: Io dettavo, loro scrivevano, tremando, perché se sbagliavano un cuneo rischiavano di essere mandati a scavare canali. Ma a volte prendevo lo stilo io: “datemelo, lo faccio meglio!”. Una volta ho inciso un inno intero e poi ho detto: no, troppo noioso, rifacciamo. L’argilla era il mio delete button. Ne ho distrutte tante, ma zero spreco di carta!
VIV: Greta sarebbe fiera di te!
ENHEDUANNA: Chi?
VIV: Te lo spiego dopo. Delle tue opere ci rimangono quarantadue inni ai templi, una specie di “guida poetica” a tutti i santuari più importanti della Mesopotamia e tre lunghi poemi personali, il più celebre dei quali è l’Esaltazione di Inanna (Ninmešara), dedicato alla dea Inanna/Ishtar. Ce ne puoi ricordare qualche verso?
ENHEDUANNA: Io, Enheduanna/ l’alta sacerdotessa, entrai nel sacro gipar al tuo servizio./ Ma Lugal-anne mi ha strappato via,/ mi ha esiliato dal tempio! Io, Enheduanna,/ reciterò una preghiera per te./ A te, santa Inanna,/ verserò le mie lacrime come birra dolce!/ Verserò il mio cuore amaro come miele versato!
VIV: Straordinario. Ecco, l’esilio. Racconta: com’è finita una sacerdotessa reale cacciata dal proprio tempio?
ENHEDUANNA: Politica sumera, tesora. Mio fratello, diventato re, litigava con i sacerdoti di Ur, e loro mi hanno fatto sloggiare. Io ho risposto componendo inni furiosi: “Inanna, per favore, fai piovere meteoriti sui miei nemici… o almeno un brutto mal di pancia”. Poi sono tornata trionfante. Morale: non sfidare mai una poetessa con accesso agli dei e a un buon stilo.
VIV: Sacerdotessa, poetessa… posizioni di prestigio per una donna.
ENHENDUANNA: Guarda che la civiltà sumera nasce come matriarcale. Poi, ‘cidenti a loro, il ruolo dei militari e la loro importanza aumentano e: ciao ciao, matriarcato, benvenuto patriarcato.
VIV: Sigh.
ENHEDUANNA: In realtà non eravamo messe malaccio: potevamo possedere proprietà, gestire attività commerciali, acquistare e vendere terreni, testimoniare in tribunale e gestire questioni legali in assenza dei mariti. Purtroppo eravamo pur sempre subordinate all’autorità maschile, prima del padre, poi del marito. E in caso di divorzio, poche gioie. Te la cavavi meglio se invece eri una sacerdotessa. Eravamo influenti e indipendenti.
VIV: Che cosa vuoi dire alle poetesse moderne?
ENHEDUANNA: Scrivete senza paura. Se vi dicono “non è roba da donne”, mandate Inanna a sistemarli. E firmate sempre il vostro lavoro, anche se è solo un reel. L’anonimato è per i codardi e i leoni da cuneiforme.
VIV: Se potessi usare facebook o X, che cosa diresti nel tuo primo post?
ENHEDUANNA: Inanna ha appena distrutto una montagna perché qualcuno le ha negato un sacrificio. Classico lunedì. #DeaMood #NonProvocatela
VIV: Ultima domanda: se vivessi nel nostro tempo, cosa ti spaventerebbe di più?
ENHEDUANNA: Le notifiche push. Nel mio tempo se volevi disturbare qualcuno mandavi un messaggero a cavallo per tre giorni. Ora vi arriva un bip e dovete rispondere subito? Che incubo! Preferisco ancora litigare con Ereshkigal negli inferi… almeno lì non c’è il wi-fi. Ah, e anche quel tizio con lo strano riporto biondo in testa che sembra sempre ubriaco… Quello che si permette di fare guerre ovunque, anche nella MIA terra. Spaventoso. Ma se ci fosse ancora papà…
VIV: Grazie Enheduanna, sei stata… epica.

©Viviana Gabrini, 2026

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