Fancu-Positivity

Giorni fa sono incappata nel post di Instagram di una figurante della
tv, una donna che trovo molto bella. Quando non riesci ad
attribuire un’età a qualcuno e fai delle ipotesi spalmate su un
decennio invece di ballare sui due o tre anni è segno che quella
persona ha un aspetto fresco e sano. Durante una sua recente
apparizione in tv ho notato che aveva una lunga ricrescita di capelli
misto-grigi sulla tinta marrone scura precedentemente usata dalla
donna. Ho trovato il make-up vistoso ma interessante, un rossetto
molto marcato che ho apprezzato, varie sfumature fumé le
rendevano gli occhi magnetici, ho pensato che anch’io uso quel tipo
di ombreggiatura, dovrei marcarla di più, mi piace l’effetto su di lei.
Tutto questo ho notato in pochi minuti e altrettanto in fretta ho
archiviato ogni informazione nella mia memoria a breve termine. Mi
è simpatica la tipa, detto ciò avanti la prossima immagine, le
persone, i problemi, le cose da fare, i libri, i giornali, la vita.
Dopo quella comparsata in tv noto un post dove la donna dichiara
solennemente di aver rinunciato a tingersi i capelli, con tanto di
testimonianza fotografica consistente in cinque fotogrammi estratti
dalla sua partecipazione televisiva.
“Volevo essere io a dirvi che ho smesso di tingermi i capelli”, incipit
drammatico, la immagino mentre il dito scorre sul telefono con un
tremore rivelatore, gli occhi lucidi, le labbra tese in una smorfia di
tensione.
Osservo con calma le foto, le lascio scorrere velocemente e poi
torno alla prima. Non mi soffermo sulla ricrescita perché non la
trovo interessante, quindi torno ad apprezzare la brillantezza del
rossetto. Continuo a leggere “non sono trascurata e neanche pigra”,
avrà paura di essere paragonata a Giovanna Botteri che durante il
periodo della pandemia era inviata della Rai in Cina. La giornalista
non aveva tempo manco per mangiare, figuriamoci se le veniva in
mente di cercare un fantomatico salone di bellezza orientale per
rifinire la ricrescita. Ricordo che bande di farfallini della rete si
organizzarono in una polemica sulla capigliatura di Botteri: lavati i
capelli, tingiti, mettiti un po’ in ordine! Intimavano essi, che
presumibilmente stavano stravaccati sul divano col grasso
addominale tra le mani, in pigiama, la noia di vivere, il televisore
sempre puntato su un talk e il telefonino fuso dall’utilizzo intensivo,
sporco di patatine fritte a scaldare le gambette flosce. Trasmissioni
tv di livello bassissimo facevano da cassa di risonanza agli annoiati
della rete, signore molto curate con le unghiette sistematine
lanciavano caccole ai loro spettatori dichiarando di fare “satira”. Le
trasmissioni scadenti richiamavano ossessivamente l’attenzione
sull’aspetto della giornalista, intanto lei si ammazzava di lavoro e
dell’ossessione di coprire il capellino bianco se ne sbatteva. Che
volo, che altezza raggiunse Botteri in quel periodo e quanti
chilometri furono scavati da altri per cadere sempre più in basso.
Ma no, direi che Lady Ricrescita può stare tranquilla, un tale
paragone non verrebbe in mente a nessuno.
Proseguendo la lettura del post scopro che la donna attribuisce alla
tonalità naturale dei suoi capelli la capacità di raccontare la propria
storia personale, manco si trattasse di un esame antidoping “i miei
capelli grigi raccontano chi sono – addirittura? –, le difficoltà che ho
dovuto affrontare, come ho superato ogni ostacolo, la
consapevolezza che ho raggiunto, il rapporto con me stessa, la
saggezza, la maturità, la pace interiore”, sarà, penso, però la nostra
Confucio tanto serena non mi sembra a giudicare dall’insistenza con
cui cerca di convincermi che lei è a posto così e io devo stare muta.
Va bene, ma calmati.
“Non sono vecchia ma vintage: avete notato che sono una donna
estremamente autoironica?”, mi sembra chiarissimo, soprattutto per
il fatto che hai tolto la possibilità di commentare.
Poi altre freddure sul proprio aspetto e ulteriori richiami
all’autoironia, capito lettore? Lo vedi come sono in grado di
prendermi in giro da sola? Leggi bene, tra le righe.
Mi viene l’ansia e non so più se mi si chiede di fare l’analisi del
proemio dell’Orlando Furioso o posso semplicemente leggere il
post come se fosse solo un post.
Questa donna sta chiedendo il permesso di non tingersi più i capelli,
vuole ricevere una legittimazione, anche da me e non perché io
conti qualcosa per lei ma per il semplice fatto che sono qui a
leggere. Non aspetta risposte se non forse l’esplicito
incoraggiamento di un cuoricino, quello si può mettere, quindi è una
richiesta che non ammette due opzioni di risposta ma una sola: il
like, ti apprezzo. Nella sua testa prenderà la forma di un segnale di
ammirazione, sei forte sorella! avanti così, pugno alzato, tutti in fila
dietro le tue spalle.
Solo così le sembrerà giusta la sua decisione? Ha bisogno di sentirsi
sostenuta in questa scelta fondamentale?
Il post finisce con “e io mi piaccio così e basta”, che poi dovrebbe
essere l’unica legittimazione di cui hai bisogno per decidere se farti
una tinta o lasciare i capelli al naturale.
Ogni tanto ci inventiamo una X Positivity, un motivo per urlare in
faccia alla gente che siamo così e cosà e nessuno può commentare.
Si diventa idoli di chi ha deciso che sì, di quella causa si sentiva
effettivamente il bisogno. “Odio tutti, non voglio vedere la gente,
respingo i contatti umani”, bravo, fantastico, sei come me, mito,
finalmente normalizziamo l’odio sociale. Va bene, ma se fosse vero
sareste tutti dei sociopatici che da piccoli ammazzavano gli
animaletti del vicino e oggi escono di notte per assassinare
senzatetto e prostitute. Invece siete solo dei burloni che senza
l’illusione di una notifica di lettura si gettano per terra a piangere,
oddio non sono popolare, non sono nessuno, non voglio sentirmi
solo! E rieccoci al punto di partenza, la necessità di sentirsi
legittimato, di andare nella giusta direzione. Ma “tanti nemici, tanto
onore”. Come no, scrivi questa banalità alla quale non credi, non
ricevi like, lo cancelli dopo mezz’ora.
Se avessi potuto rispondere al post di Lady Ricrescita non lo avrei
fatto, perché quella persona non la conosco, mi è simpatica ma non
mi è cara quindi non sono abbastanza motivata da cliccare su
“rispondi” ed elaborare un discorso efficace, gradevole, che poi
avrei dovuto rileggere per eliminare refusi e ripetizioni. Mi piace
scrivere bene. Comunque, se qualcuno mi avesse pagato per
rispondere a quel messaggio, dandomi così un motivo per
impegnare due minuti del mio tempo, le avrei scritto che non ha
bisogno del permesso di nessuno per smettere di tingersi. Si lo so, lo
ha scritto ben chiaro, “mi piaccio così e basta”, ma non è vero
altrimenti non ci sarebbero stati cinque screen e un lungo
approfondimento sui motivi della sua scelta. Ho capito, lo hai fatto
proprio per ribadire che il parere degli altri non c’entra nulla nelle
tue scelte e che i capelli grigi testimoniano proprio la tua crescita
interiore e la maturità e la serenità, ma mi permetto di dissentire sul
perfetto equilibrio raggiunto, dato che, amica mia, ti stai
giustificando anche con me. In che senso non ho l’età per fare la
“baddy”? Ma cos’è sta baddy? Quanti anni pensi che abbia?
Quindici? Come sarebbe a dire “facciamo un dissing”? Ci
prendiamo a spintoni, ci spariamo a raffica risposte molto sagaci. Io
sono senza dubbi la migliore sofista, le sparo un pamphlet polemico
che manco la giuria di un talent per ragazzini, lei però raggiunge un
numero di like maggiori, grazie tante, è la padrona di casa. Io allora
aizzo contro la donna un plotone haters che da me si sentono
rappresentati, catalizzo le energie negative e le espello a raffica come
le tette dei robot femminizzati dei manga giapponesi. Lei è quella
sana, l’idolo delle donne “al naturale” che si sentono stufe di dover
sottostare alla regola del tingersi per sembrare più giovani, ma io
sono la cattiva che ti dice le cose in faccia ed è quindi più vera di
tutti. Qualcuno mi scrive in privato, sono in vetta, idolo dei perfidi
che scrivono male di chiunque, poi arrivano le minacce e questo
vuol dire che ho consolidato la mia posizione di Dea della
Cattiveria, tanti nemici tanto cosa? Io e Lady Ricrescita abbiamo
eccitato il web, siamo divisive, le queen, i nostri followers lievitano
dopo ogni post, siamo appost. Diventiamo fazioni, quelli che si
tingono e quelli che rivendicano il diritto di mitragliare cattiverie:
ogni invio contribuisce a fare la rivoluzione. È inebriante. È
potente. È uno che mi contatta per dirmi che ho fatto bene a
combattere la sciatteria e la palese mancanza di rispetto verso il
senso estetico, dove arriveremo, signora mia? L’uomo ha da puzza’
(ma scrive “adda”), la donna dice no per dire sì, i maschi che vanno
coi maschi fanno piangere Buddha, i migranti ci rubano i pomodori,
la carne in provetta e i bambini in laboratorio, la guerra in medio
oriente e io ancora litigo per un parcheggio che mi hanno fottuto
sabato scorso. Sono sfinita e piena di followers. Che ci faccio con
tutta questa scorta di utenti arrabbiati e insoddisfatti? Mi ricordo che
avevo un messaggio per Lady Ricrescita che non sono riuscita a
spiegarmi, ero troppo imbrigliata in questa Rabbia Positivity, tanto
che i social continuano a inviarmi notifiche: complimenti, hai avuto
+3478 visualizzazioni, prova a usare una bestemmia con * al posto
di una lettera a caso, ottimizza la tua esperienza di incazzatura e
aiutaci a crescere. Giusto, ecco cosa volevo dire, è tutto molto
chiaro adesso.
Cara signora dal pelo grigio, tu non devi chiedere a nessuno il
permesso di accantonare la tinta, di quella ricrescita non frega niente
a nessuno: alla gente dobbiamo solleticare le gonadi, regalare gastriti,
un indirizzo qualunque per sfogare la consapevolezza di non
contare nulla su questa Terra. Uniamo le forze, mettiamo insieme
un tesoretto e troviamo un bravo sviluppatore che realizzi il nostro
progetto, quello che davvero serve a questo mondo. Una app che
risponda automaticamente alle telefonate. Tu dirai, si chiama
“segreteria”, io risponderò, no, la nostra app comunicherà solo coi
call center, traccerà i numeri reali da cui arrivano le chiamate,
accederà al data base dei telefonatori e persino alle utenze dei
dirigenti. Ancora meglio: arriverà fino alle linee private dei
committenti.
La nostra Fanculapp raggiungerà tutta la filiera dei rompicoglioni e
recapiterà loro un messaggio per ogni chiamata che parte da un call
center:
Pronto?

Vaffanculo.
Click.

©Ale Ortica

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