Vendesi casa disperatamente [7] di Chiara Munda

Nella puntata precedente:
Al sesto episodio sappiamo cosa aspettarci. Al sesto episodio, Alice, l’abbiamo capito che fai solo il tuo lavoro.  A questo punto siamo anche un po’ affezionati a te.
Però, Alice, hai esagerato!

DI ATTIVITÀ IN PROPRIO, DI FIDELIZZAZIONI E DI FORMULE MAGICHE
– Episodio 7 –

Milano, Settembre 2017

A giugno e luglio le telefonate erano più semplici: fa caldo, un caldo intollerabile, non si respira, la notte chi ce la fa a dormire? Che poi non è tanto il caldo, è l’umido che ti ammazza. Trent’anni fa non c’era quest’afa, il clima sta cambiando, dove andremo a finire, signora mia? Alice non mi consigliava di bere molta acqua e mangiare molta frutta, si vede che non seguiva Studio Aperto, ma quando le temperature superavano i 30 gradi non era mai a corto di argomenti.
In estate, mentre mi spiegava che lei non esce nelle ore più calde, mi immaginavo il monitor che aveva davanti. Mi immaginavo un file excel con le righe colorate, un foglio che portava il mio nome. Nella prima colonna le date delle telefonate da ripetere a cadenza mensile, nella seconda gli orari migliori per il ricontatto -a maggio non ha risposto alle 16,30, ma alle 18 poteva parlare-, nella terza gli argomenti di conversazione e nella quarta aveva scritto ok a indicare che la courtesy call era stata fatta. Mi immaginavo che la colonna più delicata fosse la quinta, quella con l’esito del ricontatto, quella che più interessava a Rattazzi. Quella che più interessa a Rattazzi: la quinta è ko, così si dice in ufficio. Il risultato del ricontatto è sempre lo stesso, anche alla sesta callback, la cliente non cambia idea.
Ormai con Alice ho parlato talmente tante volte che la considero una di famiglia, non mi immagino solo il suo monitor, ma tutto l’ufficio: alla scrivania un computer fisso, il case per terra attaccato alla stampante con un cavo usb giallo senape -quand’era nuovo era bianco, col tempo ha cambiato colore-, tastiera nera e mouse ergonomico. Mi immagino Alice la sera a salvare il file sul disco condiviso e Rattazzi la mattina a chiederle il perché di tutti quei ko, perché non convince nessuno a vendere casa «usi le formule giuste?» le chiede. Immagino lei che annuisce, gli spiega che il mercato va così, la gente è diffidente, lei apre ogni chiamata chiedendo se disturba e se è un buon momento «buonasera disturbo? È un buon momento?» lo ripete a ogni telefonata e cerca sempre un punto di contatto per creare l’empatia giusta, ma la gente, nonostante questo, non cambia idea sulla casa.
In estate era più semplice, appena si lamentava del caldo tutti le davano ragione, spiega Alice, se poi toccava l’argomento zanzare andava a nozze «lo sai che le odiano tutti?» gli dice. Solo una volta un tizio, un estremista vegano, l’ha presa male. Ma questo Alice non lo dice.
A settembre l’estate è finita, il caldo non soffoca più nessuno, le giornate si accorciano e -è inevitabile- anche le telefonate. E questo a Rattazzi non piace.
Rattazzi in passato, immagino, faceva il family banker per un grande istituto di credito. Guadagnava a provvigione, ma obbediva ai dirigenti dell’ottavo piano. La schiavitù del lavoro dipendente e l’incertezza della libera professione, un lavoro che, per lui, era solo svantaggi.
Immagino un Rattazzi di qualche anno fa dire «basta, voglio essere io il capo di me stesso!» e abbandonare quel lavoro. Decide, immagino così, di diventare amministratore di condominio, lo fanno tutti, è l’ideale per iniziare una carriera in proprio. Comincia a studiare il diritto del condominio nel codice civile, ma la materia è troppo tecnica per lui che sente forte la vocazione commerciale.
Suo cugino broker gli consiglia il ramo assicurativo, potrebbe andare, ma gli italiani sono legati al mattone, la sicurezza per loro -per noi!- è la casa, non la polizza vita. E allora, immagino, Rattazzi apre un’agenzia immobiliare nel capoluogo lombardo, tra il naviglio e la Madonnina. Lo immagino Rattazzi a scegliere l’ufficio «le pareti bianche e rosse e la scrivania Ikea», il capo è lui, capo di se stesso e della ragazza in tailleur blu. L’ha formata, le ha spiegato le tecniche di comunicazione e di vendita, le ha detto che bisogna fidelizzare il cliente «la fidelizzazione è la chiave del successo», lo dice Rockfeller, lo dice Montemagno e lo dicono pure gli ebook di Marketing a quattro euro e novanta su Amazon.
Ma non sta funzionando, gli affari non girano. E lui ha un sacco di spese, -l’ufficio, le tasse, la dipendente- e qualcosa deve pur portare a casa, quella cravatta dal nodo curato costa un sacco di soldi! Immagino Rattazzi che dice che non va bene, «dobbiamo cambiare formula!» dice, «basta coi complimenti, i giri di parole e le moine, quello che vogliamo è che i clienti vendano». Guarda Alice con aria di rimprovero, le labbra arricciate e gli occhi duri. «Ora ti faccio vedere come si fa».
È questa la scena che, immagino, ha preceduto il gran finale. Questo, immagino, sia l’antefatto dell’ultima chiamata che ho ricevuto da Rattazzi Immobiliare.
È sabato, l’estate volge al termine, per strada girano ragazzi in pantaloncini e canotta accanto a signore in pelliccia e colbacco. È quel periodo in cui non sappiamo se dobbiamo avere caldo o freddo, se dobbiamo lamentarci delle mosche o delle cimici, se dobbiamo mangiare gelato alla frutta e prosciutto e melone o torta di zucca e risotto al radicchio. È un periodo di incertezze.
E questo a Rattazzi non piace.
Rattazzi si sistema il nodo della cravatta, compone il numero e avvicina la cornetta all’orecchio. «guarda e impara» dice ad Alice.

(To be continued …)

© Chiara Munda, 2017


Chiara Munda è tra gli autori dell’antologia “IN VIAGGIO” (collana Sdiario, Edizioni del Gattaccio).

Per acquistarlo potete scrivere a: info@edizionidelgattaccio.it

Buona lettura!

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