Unplugged [7] di Elena Vesnaver

de amicis

LE INCREDIBILI AVVENTURE DEL SIGNOR EDMONDO

Credo che il mio primo libro Cuore mi sia capitato in mano quando, a otto anni, mi venne la rosolia e io me la stavo godendo tutta, felice di evitare quella tortura che è sempre stata per me la scuola e dividendo equamente il tempo fra libri e cartoni animati.
L’edizione in questione era vecchiotta, copertina verde scuro con stelle dorate, titolo stampato bello grande, ma in sobri caratteri; credo fosse il Cuore di mia mamma, però poteva anche essere quello di mio papà, comunque, bulimica come sono sempre stata nei confronti della lettura, lo divorai. Tutto. In due giorni. Il libro più brutto che mi sia mai passato per le mani. Ma lo rilessi. E lo rilessi ancora. Il libro più riletto della mia vita dopo Jolanda la figlia del Corsaro Nero.
Quando vivevo ancora da sola e non dovevo preoccuparmi delle buone maniere a tavola, Cuore è stato il mio libro da pranzo e cena, un piacere unico condire la cotoletta e gli spaghetti con la palla di neve di Garoffi, l’ipercinetismo di Coretti e le evoluzioni della penna rossa della maestrina.
Però è un libro brutto, bruttissimo, retorico, un po’ sadico e morboso, che si compiace nel descrivere particolari truculenti, da romanzo d’appendice, da Carolina Invernizio, come la striscia di sangue lasciata dal corteo che trasporta l’operaio ferito. E i miei amici comunisti che mi fanno una testa così che è bello perché non c’è mai Dio e le feste religiose non sono santificate, non mi convincono, figuriamoci, non mi ha convinto neppure Antonio Faeti, fine critico di letteratura per l’infanzia, che ha scritto un saggio delizioso sulla bellezza di Cuore.
Eppure continuo a rileggerlo e lo so a memoria, fatemi una domanda, una qualunque e vi saprò rispondere senza aprire neppure una delle mie cinque edizioni. Cinque ne ho e una in digitale. Misteri della mente umana.
Poi, un giorno, essendo andato il coniuge a riprendersi un paio di scatoloni di libri lasciati a casa dell’ex compagna, probabilmente per farmi smettere di guardarlo male, mi ha depositato sulle ginocchia una ghiotta scelta di volumi, tra cui Amore e ginnastica, svelto libretto del signor De Amicis che io non avevo mai letto. Folgorazione.
Ma come fa uno a tormentare il lettore con il piccolo scrivano fiorentino e poi creare una suffragetta, bella, schietta e forte come la maestra Pedani; come fa a scrivere una scena piena di divertimento e sensualità come quella in cui il povero segretario Celzani, soffre e gode nello stesso tempo, solo a sentir muoversi la donna dei suoi sogni al piano di sopra.
Anche qui ci sono gli insegnanti, all’Edmondo l’ambiente scolastico piaceva un sacco, ma non sono i retti esempi pieni di virtù con il quale ha a che fare il povero Enrico Bottini, questi sono meschini e invidiosi, piccoli nell’animo e nella mente, repressi da un lavoro senza troppe soddisfazioni e da mogli brutte. Ah, che liberazione.
Ciliegina sulla torta è stata la scoperta che il film La signorina e il teppista, di Evgeni Slavinskij, pellicola nella quale recita Majakovskij, è tratto da un racconto di De Amicis, La maestrina degli operai, così ho fatto sorbire al coniuge 44’ di film muto, mi sembra un giusto contrappasso per essere andato a recuperare libri da una ex e io mi sono gustata il mio Vladimir, per poi andare a cercarmi il racconto dell’Edmondo. Seconda folgorazione.
Sempre scuola, ci aveva la fissa, scuola della periferia di Torino e una maestra spaventata dal dover insegnare alla serale, a tutti quei barabba dediti al gioco e a straviziar nelle osterie, che a una sua collega, tempo prima, avevano disegnato sulla lavagna certe porcherie da ammalarsi.
Tenera, la maestra Varetti.
Poi compare lui, il bel moro che fa all’amore con una ed è geloso di tutte, svelto di mano e di coltello, con gli occhi neri e lampeggianti di luce sinistra che la seguono fin dopo che lei è passata.
Ma questo è Franti! Finalmente ritrovato dopo averlo perso così crudelmente nel mese di marzo, Franti cresciuto e diventato proprio quello che prometteva: un affascinate cattivo soggetto.
Folgorazione. Vuoi vedere che ho continuato a rileggere quel libraccio perché sono sempre stata innamorata di Franti?

©Elena Vesnaver, 2015

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