Unplugged [6] di Elena Vesnaver

Tagli di Fontana

Tagli di Fontana

Un taglio e via

A me Milano piace. Mi piace la sua metropolitana, i suoi mercatini rionali, mi piace la modernità estrema, borghese, consumistica del negozio Mondadori in piazza Duomo, dove mi perdo volentieri, sconnettendo temporaneamente il cervello, per lasciarmi travolgere da facce voci immagini gadgets copertine ereader cappuccini e tramezzini. A me Milano piace, datemi dieci minuti di camminata, due fermate di metro e sono diventata milanese.
Così, quando il coniuge ha avuto necessità di andare a Milano per robe sue, io mi sono subito accodata; l’ho già detto, pigra e distratta senza speranza davanti alle bellezze naturali, divento un cardellino quando si tratta di visitare qualcosa tipo un museo e qui l’occasione era ghiotta, c’era il Museo del Novecento che, a mia vergogna, non avevo ancora visto.
Abbandonato il coniuge al suo destino, sono andata incontro al mio che aveva le sembianze di un edificio che meriterebbe la visita anche solo per ammirarne la struttura, che viene messa in secondo piano dalle meraviglie che ospita, perché non te l’aspetti di vederti davanti così, quasi per caso, due Picasso e un Modigliani già nella prima saletta e pensi, va bene, mi arrendo, che cosa ci sarà, dopo?
Eh, dopo.
Intanto ho capito Boccioni e per una testona come me che ha sempre detto di non farcela con le sue figure dinamiche, è una conquista; ma quando vedi un paio di opere sulla pagina di un libro è una cosa, quando te ne trovi sciorinate davanti dieci, tutte su un’unica parete e alla fine sbatti contro a Forme uniche della continuità nello spazio, allora capisci, non sai magari esprimerlo subito a parole, ma capisci ed è talmente bello arrivare alla comprensione, che ti viene da piangere.
Inciso.
Se mai vi capiterà di venire insieme a me per musei, portatevi fazzoletti. Io non li ho mai e mi servono sempre.
Balla mi ha riempita di allegria con il grande quadro che raffigura la figlia in corsa sul balcone e credo che una comitiva di toscani mi abbia presa per matta perché mi sono proprio messa a ridere davanti a Spazzolridente, però, quando incontro la marchesa Casati, qui in cappello piumato ed elegante cane al guinzaglio, sono sempre contenta.
Essendo un’adoratrice delle nature morte di Morandi, mi sono fatta venire un bello spleen godurioso grazie alle sue bottiglie e ho rafforzato, se ce n’era bisogno, il mio amore che sfiora il piacere fisico per Arturo Martini. Accidenti, La sete l’avevo vista solo in un minuscolo bronzetto preparatorio, avete idea di cosa significhi divorarsela in pietra ed enorme? Mancano le gambe. Infatti ho dovuto sedermi per terra. E non parliamo de La cariatide. Ci siamo guardate a lungo, io e lei, ci siamo guardate che non la finivamo più.
Ma in mezzo a tutto questo, compreso Donne al caffè, il mio Marussig preferito, tanto triestino che ti fa venir voglia di andare al Caffè San Marco, o Agli Specchi e che il resto vada a remengo, è arrivato lui: il mio primo taglio di Fontana.
Prima ho pensato che sembravano dei cipressi, un filare di cipressi contro l’azzurro del cielo, durante uno di quei pomeriggi di giugno che ancora scivolano morbidi verso la sera, come una carezza, o una mano che indugia; poi ho pensato che erano perfetti, diciassette, precisi, sicuri, assoluti tagli che stavano dove dovevano stare e non un millimetro più in là.
E a questo punto si parte e vuoi andare dietro, vuoi perderti nel nero che vedi dietro, nello spazio, nel nulla/tutto, nel silenzio cosmico, nel caos degli elementi che sbattono come campane pazze. Dietro a quei tagli, per avere tutte le risposte, o magari dimenticarti tutte le domande.
Ho tentato di staccarmi tre volte e non ce l’ho fatta, gli occhi non riuscivano a vedere altro, peggio che lasciare l’uomo che desideri, non che ami, che desideri, poi ho ceduto e sono rimasta, senza fiato e senza altro per la testa. Mezz’ora di esperienza primordiale, sull’orlo delle lacrime e dell’orgasmo.
Dopo, un bel po’ dopo, fuori mi aspettavano Milano, Mondadori e il coniuge. Non mi ricordo bene cosa ho mangiato, so che parlavo e che venivo ascoltata con benevola, comprensiva pazienza.
I tagli. Ora, un’ossessione.
Continuo a sentirmeli, tutti, diciassette, precisi, perfetti, assoluti, tutti sulla pelle.

©Elena Vesnaver, 2015

2 Comments

  1. annamariabonavoglia Rispondi

    una lezione di storia dell’arte alla nostra anima.
    solo che ti sei dimenticata di ridarcela, e l’hai lasciata li’ a vagare assetata tra quegli splendori.
    chapeau.

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