Unplugged [4] di Elena Vesnaver

segretissimo

Una donna nuda e un uomo con la pistola

Quando ho iniziato a scrivere romance sono stata contentissima di poter sdoganare una volta per tutte le mie letture rosa. Intendiamoci, del giudizio degli altri non mi importa molto e se a me piace mescolare Proust e Liala penso siano unicamente affari miei, ma vuoi mettere la soddisfazione di dire “lo faccio per lavoro”? È come raccontare che di mestiere vai ogni giorno al luna park.
Così ho cominciato a fare felici indigestioni della già citata Liala, di Delly, passione che mi è stata tramandata da mia madre e Mary Balogh; ho cominciato a collezionare i vecchi Romanzi della Rosa e le prime annate de I Romanzi della Mondadori che, più che rosa, erano degli storici a tutti gli effetti.
Che ci devo fare, la letteratura d’intrattenimento e i prodotti da edicola mi affascinano.
Spaziando in un arco temporale piuttosto ampio ho potuto notare che la vera rivoluzione all’interno del rosa è stato sicuramente il sesso che, con l’andare degli anni diventa sempre più esplicito e protagonista; insomma, almeno tre scene hot le trovi sempre, anche nella più castigata delle storie e questo ben prima delle cinquanta sfumature per cui non cominciate a pontificare di mercato, libri spazzatura e vai così. La richiesta c’era già prima, molto prima.
Comunque nella mia personale classifica per la miglior tensione erotica, il primo posto andrebbe di sicuro a Lo sceicco di Hull, libro scritto molto bene e grondante sesso senza mostrare, come si dice, nemmeno una tetta e siamo nel 1921, tanto per.
Continuando a scorazzare fra libri poco edificanti e avendo voglia di qualche nuova avventura che non so dove mi porterà (quelle sono le migliori), da poco ho ripreso a leggere Segretissimo, lettura molto episodica della mia turbolenta adolescenza e devo dire che mi si è aperto un mondo.
Premetto che di armi non capisco niente, per cui salto a piè pari le descrizioni, ma quello che mi affascina sono le atmosfere secche e rarefatte, assimilabili alla descrizione che Dino Risi dava del cinema: una donna nuda e un uomo con la pistola.
Qui apro una veloce parentesi.
Amo questa citazione, intanto perché pochi la conoscono e alle cene faccio un figurone, poi per via dell’amica che salta sempre su perché la trova sessista.
Chiudo la parentesi.
Atmosfere asciutte, dicevo, ma non per questo meno affascinanti, anzi, lasciando molto spazio alla capacità del lettore di costruire mondi, diventano anche più stimolanti.
E anche qui c’è il sesso. Molto, si pensa, trattandosi di autori maschi.
Chi scrive rosa e mi ci metto anch’io, nelle scene di sesso abbonda di particolari. Labbra, capezzoli, pelle sfiorata baciata morsa, dita dappertutto, gemiti, sospiri, corpi intrecciati avvinti mescolati e poi ci piacciono i preliminari, infiniti preliminari, lunghissimi preliminari, oh, quanto ci piacciono. Se poi vogliamo parlare della parte femminile di quei corpi mescolati avvinti intrecciati, la signora in questione è sì, vogliosa, ma ha sempre qualche resistenza, minima, facilmente superabile, ma c’è.
Dove le donne sono nude e gli uomini hanno la pistola, la situazione è parecchio diversa.
Per cominciare, la donna è consapevole di quello che sta per succedere, sa quello che vuole, sa dove lo vuole e quanto durerà; a letto sta sullo stesso livello del compagno, se la vive in modo sano e non si fa troppi film. In poche parole, la femmina indipendente intriga il maschio alfa.
E poi, le scene di sesso.
Senza orpelli. Asciutte e grintose, lasciando, anche qui, molto spazio al lettore che può immaginarsi un sacco di roba grazie a un paio di stimoli buttati qua e là. Mmmh, bello.
A questo punto, mi son trovata a riflettere. Ma siamo più sporcaccione? Forse. Ci facciamo prendere dalla mania di descrivere le minuzie? Anche. Oppure, come al solito, gli uomini vanno di machete e noi di stiletto?
Sì, il solito cliché, ma a me i cliché piacciono, mi piace starci dentro e ribaltarli senza parere.
Datemi dei paletti e io vi cambierò il mondo. Almeno il mio. Forse anche il vostro, non mettiamo limiti alla provvidenza.

© Elena Vesnaver, 2015

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