Uno scatto, una vita [3] di Heiko Caimi

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Lo vedete quel bimbetto a sinistra con i capelli biondi e il pettorale numero 52? Quello sono io a cinque anni, alla partenza di una gara di corsa nel paesino di montagna dove trascorrevo le mie estati. Ma non correvo per vincere. Sì, figurati!, vi scapperà da dire. In realtà non ero stato allettato dalla gara; infatti non volevo neanche partecipare. Fu solo quando mi dissero che come premio di consolazione, per tutti, c’era un’intera scatola di biscotti pavesini che mi convinsi a correre. Volevo quella scatola. Volevo quei Pavesini, i biscotti che allora amavo più di tutti. Di certo non mi interessava arrivare tra i primi tre: che me ne facevo di una targa? Mica era commestibile, quella.

Ecco, la mia vita è così: una corsa – perché per raggiungere i propri obiettivi bisogna correre – non per vincere, ma per arrivare a ottenere il premio più ambito: la soddisfazione. Fu così che iniziai a leggere: per la soddisfazione di arrivare all’ultima pagina e avere in testa tutta l’avventura. Fu così che a otto anni partecipai a un premio poetico indetto da Famiglia Cristiana e mi classificai secondo. O che, approdato alle medie, mi misi a produrre fumetti disegnati malissimo con storie elementari: perché i compagni di classe che le gradivano le potessero leggere e conservare. O che a dodici anni mi misi a scrivere una serie di racconti con protagonista un eremita, solo per far capire alla coetanea di cui ero innamorato come mi sentivo. O che a tredici anni scrissi un lungo e banalissimo racconto giallo. Come non avevo mai smesso di leggere, da allora non smisi più di scrivere. Le letture erano un’ispirazione, un pretesto per scrivere. Per raccontare ciò che mi colpiva e ciò che mi faceva paura. Presto arrivarono letture più adulte di quelle avventurose, perché sentivo che mi mancava qualcosa. La mia scrittura ne acquisì spessore. Troppo, a detta di chi mi leggeva. Gli anni successivi li dedicai alla semplificazione del mio stile. Dopodiché incominciai ad adattare lo stile al contenuto: ero diventato malleabile. Ancora oggi le molle sono sempre le stesse. Tengo corsi di scrittura narrativa per la soddisfazione di vedere nuovi autori spiccare le ali e trovare la propria strada. Dirigo una rivista letteraria per proporre racconti di qualità di autori per lo più sconosciuti ma che, secondo me, meritano visibilità; e perché collaborare arricchisce. Scrivo recensioni perché i lettori possano trovare una chiave per orientarsi nel marasma editoriale di oggi; per quel poco che posso leggere. Presento e intervisto autori, collaboro a creare rassegne letterarie perché la cultura sia a portata di mano di tutti e di chiunque. Conduco gruppi di lettura perché possa esprimersi liberamente senza temere il giudizio degli altri; anzi, mettendo in circolo la ricchezza dei punti di vista su ciò che si è letto. Ecco, la mia vita è questa: la letteratura al centro e io a farle compagnia. Per passione. Per soddisfazione. Come quei deliziosi Pavesini di tanti anni fa.

© Heiko Caimi, 2016

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