Tìtola [4] di Gea Polonio

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Avrei dovuto restare calmo, pensa. Mantenere il controllo.
Ma si può mandare in vacca tutto per delle sigarette?
Se proprio devi fumare vai a farlo sul balcone.
Che palle. E la faccia schifata quando aveva tentato di baciarla: vai a lavarti i denti prima, puzzi come un portacenere.
Lei era bella, fantastica, simpatica, intelligente; questa storia improvvisa e segreta era eccitante come niente prima nella sua vita. Lo faceva sentire come un ragazzino alla prima cotta, adorava farle regali e vederla contenta, adorava il modo in cui lei lo ringraziava, sorridendogli con l’aria birichina, prendendolo per mano e guidandolo come un bambino verso la camera da letto. Il letto…
Avrebbe potuto diventare una cosa seria, persino. Ci aveva pensato davvero, un paio di volte. Lei lo avrebbe voluto di certo. Aveva iniziato ad accennarvi, ridendo ma con un fondo di determinazione negli occhi. Lui aveva glissato, anche se in effetti l’idea a tratti lo aveva solleticato. Lei era perfetta, o quasi.
C’era solo questa cosa delle sigarette. Una specie di ossessione.
E così avevano litigato, violentemente.
E lui se ne era andato.

È seduto in macchina, curvo sul volante, e pensa.
Non si può rischiare di rovinarsi la vita per delle sigarette.
Così si raddrizza, tira un gran respiro e torna indietro.
Sale le scale, apre la porta, e lei è là, nel soggiorno, bellissima, con la sciarpa di seta verde che le aveva portato quella sera intorno al collo.
La scavalca, recupera il pacchetto che era caduto a terra vicino a lei, se lo mette in tasca e se ne va.

© Gea Polonio

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