Telechador – Riflessioni senza velo [1] di Silvia Tessitore

foto di Raffaele Sardo

foto di Raffaele Sardo

‘A munnezza

Vi scrivo dal mio piccolo avamposto di collina, ancora in fase di riambientamento.
Dopo quindici anni – due di Liguria, tredici di Toscana – sono tornata alle origini. Oggi la mia terra è universalmente nota come terra dei fuochi. Quando l’ho lasciata ancora la si chiamava Terra di Lavoro, dalla grande piana che raggiunge il Vesuvio, il golfo di Napoli, e che vedi tutti intera – nella sua ormai inurbata estensione – dai ruderi medioevali di Casertavecchia. Tra le più ampie e fertili d’Italia, primeggiava in ricchezza per ogni genere di prodotti agricoli. Quando i Borboni pensarono la Reggia, ci dicevano da piccoli, da qui al mare era un immenso giardino. Oggi primeggia per i casalesi, i roghi tossici, i tumori in aumento vertiginoso, la miseria e l’incuria in cui versa, tale e tanta che pare l’esito di un’inversione antropologica irreversibile, di un ritorno all’età della pietra, quando ancora certe funzioni cognitive non erano così evolute.
Traccia ed emblema di questa situazione è ‘a munnezza. Dopo sì lungo soggiorno al centro-nord, dove ancora certi segni di civiltà sono ben evidenti, la cosa mi fa incazzare a bestia. I più, coloro che non bazzicano da queste parti e io fra quelli fino a poco fa, non hanno idea di quanta sia la munnezza sparsa ovunque, nella zona a cavallo tra le province di Caserta e Napoli. I margini delle strade di città e campagna sono bordate da schifezze d’ogni natura, che fanno cumulo in certi fossi, slarghi, incroci, piazzole, ovunque lo spazio disponibile sia appena un po’ più ampio. Il territorio è uno sversatoio diffuso. Non la ricordo mai pulita, quella zona, ma ora siamo a livelli inauditi, inimmaginabili, inaccettabili. Come se vivere così non facesse veramente schifo, diciamola tutta, non gridasse giustizia agli occhi di Dio. Da che sono tornata non ho ancora visto il fumo dei roghi, ma la munnezza laggiù è ovunque, tra le case e tra la gente. Come in un terzo mondo povero e abbandonato, a venticinque-trenta chilometri da casa mia.

foto di Raffaele Sardo

foto di Raffaele Sardo

© Silvia Tessitore, 2015

2 Comments

  1. Ri No Rispondi

    Organizziamoci. Ripuliamo. Rivendiamo. Energizziamo. ABBELLIAMO

  2. silvia Rispondi

    Sono d’accordo, RI NO. Questa sarebbe l’occasione di una straordinaria ri-crescita civile, dal basso.

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