Telechador [2] di Silvia Tessitore

Firma in palazzo reale della Resa dei tedeschi all'esercito alleato 29 aprile 1945

Caserta – Firma in palazzo reale della Resa dei tedeschi all’esercito alleato 29 aprile 1945

IERI, OGGI, DOMANI

Nel 70° della Liberazione ho seguito gli speciali di Rai Storia dedicati a quel che accadde in Italia dall’armistizio dell’8 settembre ’43 fino al 25 aprile ’45. Come qualche esperto suggerisce, piuttosto che di Resistenza dovremmo parlare di Resistenze, perché in ragione del luogo e degli attori la nostra guerra di popolo assunse infinite forme e peculiarità, uniche e irripetibili. I forzieri delle Teche conservano i reperti dei decennali trascorsi e le testimonianze di tanti protagonisti. Persone di ogni provenienza e formazione – dagli analfabeti agli intellettuali – scelsero di opporsi attivamente al nazifascismo, ma agli albori delle formazioni partigiane tutto scarseggiava, pure le armi.

Che slancio, che fede portò migliaia di ragazzi tra i 20 e i 30 anni a giocarsi la vita in nome di una patria libera? Uno degli intervistati sottolineava, col senno di poi, “l’incoscienza” di partire disarmati per una guerra che a lume di ragione non aveva alcuna speranza d’esser vinta. Ma ovunque c’era chi lottava, collaborava, fiancheggiava l’insurrezione, anche sotto il tiro nemico: 800mila militari italiani furono rastrellati dai tedeschi lungo i fronti europei, dopo l’armistizio, chi si oppose alla cattura venne sterminato, come l’intera divisione Acqui a Cefalonia, gli altri internati nei campi. A questi fu proposto, in cambio della vita, l’arruolamento nelle truppe di Salò. Rifiutarono compatti, tranne pochi reprobi: una decina, su centinaia di migliaia.

La resa nazifascista agli alleati fu firmata, a Italia liberata, il 29 aprile ’45 a Caserta, nella reggia che domina la casa dove son cresciuta e dove frequentai le medie e i primi tre anni di superiori. Ai miei tempi – sono nata nel ’60 – la storia del Novecento a scuola si sfiorava appena, al più si arrivava alla prima guerra mondiale. Niente sulla Resistenza, assai poco sul suo frutto più prezioso, la Costituzione repubblicana. Oggi mi chiedo se quel vuoto di memoria non abbia giocato un ruolo in quel che siamo – come popolo e come paese – settant’anni dopo. Eravamo tutti per uno e uno per tutti, per questo vincemmo. Cosa ci ha cambiati fino a questo punto?

© Silvia Tessitore, 2015

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