Sviaggiatori per un giorno [5] con Brunello Buonocore

© foto di Gaia De Luca

foto di Gaia De Luca

Annamaria

Non appena mi sveglio, guardo fuori dalla finestra per tre o quattro ore. Se vedo un topo morto avviso subito la Luisa, la mia vicina di casa. Lei telefona al direttore, che è un uomo molto preciso, che avverte immediatamente il Franco, che fa sparire il topo.

Sono ormai quattro anni che vivo qui, nel condominio solidale. All’inizio abitavo con la Rosa, una malata più vecchia di me. Lei non diceva mai niente, nemmeno buongiorno o buonasera, nemmeno sì o no. Diceva solo forse. «Stai bene?» Forse. «Oggi c’è il sole?» Forse. Non mi faceva molta compagnia però non teneva occupato il telefono. Adesso è in un ricovero per vecchi. Non ho voglia di andarla a trovare, mi basta chiedere all’infermiera se è ancora viva. E per il momento è ancora viva.

Il nostro condominio si chiama Arnica. Il direttore mi ha spiegato che è il nome di una pianta, che cura le ferite e che vive bene in mezzo alle altre piante. E’ un bel nome, Arnica, quasi come Erica, il nome della mia nipotina.

Dovrei raccontarvi quello che mi è capitato oggi pomeriggio, ma non è che sia successo molto. Erica è venuta a prendermi dopo pranzo. Doveva passare all’una e tre quarti, ma è arrivata alle due e dieci. Mi ha anche lasciata fuori dalla macchina a finire la sigaretta, perché non vuole che si fumi sulla sua automobile. Poi siamo partite per Milano. Non doveva saperlo nessuno, ma lo avevo detto a tutti che andavo a trovare il mio ex fidanzato. Non c’era niente di male. Anzi sono stati gli educatori della sua comunità ad insistere perché mi recassi da lui. «Il Roberto non esce mai dalla sua stanza» mi hanno detto. «Ci vuole qualcuno che lo convinca.»

Durante il viaggio Erica mi ha sgridato. Mi ha detto che parlo come una milanese e che devo smetterla di mettere l’articolo davanti ai nomi: il Roberto, la Rosa, la Luisa… Non è mica giusto. Ma non so se riuscirò a correggermi: oramai ho preso l’abitudine cattiva.

La comunità dei Gelsomini è vicino al parco dei Gelsomini, un posto pieno di zingari. Mia nipote è rimasta sulla macchina, perché aveva paura che gliela rubassero ed io sono andata da sola a cercare il Roberto, o meglio Roberto. Era molto contento di vedermi e di parlare con me e mi ha anche offerto il caffè e i cioccolatini.  «Ci vengo a fare un giro a piedi fino al parco giochi» mi ha detto, «però tu mi devi fare contento per una cosa, che ti dirò dopo». Io gli ho detto di sì. Il Roberto è buono e non ha mai picchiato nessuno. Chi non lo conosce bene si lascia impressionare perché alle volte grida e perché racconta di essere stato in galera. C’è stato davvero in prigione, ma tanti anni fa, da giovane, quando era un po’ caratteriale e rispondeva male ai carabinieri. Adesso invece è un agnellino e, siccome delle volte si dimentica la strada per tornare, non ha più tanto piacere ad andare a fare le passeggiate. Oggi abbiamo parlato della nostra gioventù e di come siamo invecchiati; mi ha detto che una volta faceva la doccia tutti i giorni, invece adesso vorrebbe farla una volta alla settimana, ma gli assistenti insistono e gli dicono che puzza e che al martedì e al sabato si deve lavare. Ci siamo dati qualche bacio, poi mi ha portato nell’infermeria. «E’ il suo regno» mi ha detto un educatore. Roberto si è seduto, ha messo la testa tra le mani e si è concentrato. Poi mi ha fatto stendere. «Adesso ti devo visitare»  Mi ha toccato i piedi e la testa. «Sono le porte delle malattie» mi ha spiegato. Più che massaggiarmi mi ha imposto le mani, dicendomi che mi passava il fluido positivo. Lo ha fatto perché mi vuole bene, ma in fondo lo sappiamo tutti e due che sono molto sana e non ho bisogno di niente. Mi ha detto che mi sentirò dieci anni di meno e che comincerò a provare l’effetto benefico tra una settimana. Io ho qualche dubbio, ma non ho voluto contraddirlo perché è del Capricorno e quindi molto testardo.
Mentre tornavo a casa con Erica mi faceva un po’ male la pancia.

Non appena mi sveglio, guardo fuori dalla finestra per tre o quattro ore. Se vedo un topo morto avviso subito la Luisa.
Invece se vedo un topo vivo, non dico niente a nessuno.

© Brunello Buonocore

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