Sviaggiatori per un giorno [3] con Lita Cassisa e Cecilia Ricci

© disegno di Cecilia Ricci

Questo disegno non è finito
La città strana
(dove il primo è il titolo e il secondo è il sottotitolo)

Si nasce attaccati a un filo. E che venga tagliato è un’illusione, una bugia. Quel filo te lo ritrovi attorcigliato al collo, alle mani, ai piedi, ti si infila nella bocca. Devi far finta di niente, per sopravvivere fino al momento in cui potrai tagliarlo e fuggire. Ma se solo ti agiti prima, te lo stringeranno sempre di più fino a soffocarti. Fine della tua storia, fine dell’aria. Vivrai da morto.

Ogni volta che provavo a districarmi, si stringeva fino a segarmi la pelle, i muscoli, le ossa. E oltre.

Quando è arrivato l’oltre, è successo qualcosa che non so spiegare. Come se la mia mappa interiore, quando la guardavo, mi dicesse Tu non sei più qui. E’ stato allora che ho dato uno strappo feroce.

Non sono neanche fuggita subito, me ne sono stata lì, coi piedi ben saldi a terra e le braccia conserte, a vedere penzolare il filo nel vuoto. Come il ramo di un rampicante, morto.

Mi ero liberata, ma il filo infestava ancora la mia vita con una sensazione appiccicosa di arto fantasma.

Poi una mattina di un giorno bellissimo ho incontrato Chiara. Parlava del suo romanzo, faceva volteggiare fili di parole e sembrava che dipingesse. Parlava e sulle parole si arrampicava, scivolava giù, si lasciava dondolare. Parlava e creava intrichi di fili, e ci appendeva amache e gatti, zucche e ombrelli, orologi, quadri e fiori. E scale di corda per case colorate, strane, sospese e finestre e porte bucate, per entrare e uscire in libertà. Case sghembe, come noi che non vogliamo ci diano una forma. E poi un ponte dove fermarsi da soli a pensare. E un gatto acrobata allucinato.

E alla fine lei dice Questo disegno non è finito. Ma a me sembra che ci sia tutto. E forse è una di quelle volte in cui tutto non è mai abbastanza. E ci vuole un niente a completarlo. Un niente. Come qualcuno che sia dalla tua parte. E ti regali fili che non ti uccidono, ti salvano.

© Lita Cassisa

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