Sviaggiatori per un giorno [11] con Euro Carello

© Sera azzurra, di D.Hopper

© Sera azzurra, di D.Hopper

SHIT

La ragazza è molto bella. Diciott’anni, forse anche venti-ventidue portati bene. I capelli corti aiutano. Occhi chiari, forse verdi forse azzurri, vestitino nero mosso dalla brezza, mani nervose sottili.  Inquieta.
L’altra ne avrà trentacinque. O trenta portati male. Tutta invidia.
Hanno scelto il tavolino di sotto, proprio sul mare: più intimo.
La ragazza parla fitto fitto, le ginocchia tra le braccia nude, i piedi abbronzati appoggiati sulla sedia con i talloni, le unghie rosse che spiccano in fuori.

Muove le mani, inclina la testa, guarda il mare, guarda qui verso di me.

Fissa l’altra negli occhi, di nuovo il mare. Non riesce a stare ferma, gesticola, beve un sorso, tormenta la tovaglia, traccia segni sul tavolino, la testa piegata di lato, concentrata. Continua a parlare.
La donna la guarda, la testa appoggiata nell’incavo della mano, fissandola negli occhi. Ogni tanto dice qualche parola, sorride. Più che altro ascolta o si limita a contemplarla, assorta, percorrendole con lo sguardo il viso, le braccia abbronzate, le mani sottili instancabili.
Lei a volte ride e continua a parlare e a guardare il mare, la luna, le luci dei ristoranti qui in alto, poi di lato, poi giù. Non si sofferma, sfiora le case, le barche, il suo bicchiere, poi me, poi ancora le case.
L’altra le sfiora il viso con la mano, soltanto un momento, lei smette di parlare, la guarda, poi riprende. Ride buttando indietro la testa, ma è un gesto naturale, non affettato. Anche da questa distanza si vede che gli occhi le brillano.

D’improvviso si alza, si rovescia dalla sedia,  si avventa ad abbracciare la compagna, la bacia sul collo. Soltanto un attimo, un lungo attimo con il viso affondato nei capelli di lei. Tra le sue braccia stupite che tardano a chiudersi. La stringe, si risiede, sempre parlando, sempre sorridendo.
Si accoccola di nuovo, ricomincia a guardarsi intorno. Il molo. Il riflesso della luna, le barche, il bicchiere vuoto. Lassù il contorno del forte, nitido nel cielo chiaro. Qui in alto i tavolini ed io, che la sto guardando. Poi di nuovo il molo, torna su di me, interrompe di parlare, mi guarda fisso, e anch’io. Passa un secolo, un secondo, un secolo.

Tu non vedi, non ti accorgi, leggi. Noi ci guardiamo.
Alza la testa in modo che possa vederla bene, mi fissa negli occhi – ha smesso di muoversi – non sorride più.
Seria, con calma, muovendo le labbra lentamente, fissandomi negli occhi senza sbattere le palpebre, inizia a sillabare: S – H – I – T.

© Euro Carello, 2016

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