Storie in minigonna (racconti brevi che lasciano le gambe scoperte) [3] di Anna Martinenghi

© foto di Gaia De Luca

Seconda classe

L’uomo aveva una biro. La biro era blu. L’uomo con la biro blu era seduto. Di fronte all’uomo stava una donna. La donna osservava l’uomo e la biro. Intorno a loro la seconda classe del treno regionale 2104. C’era un uomo con una biro blu seduto di fronte a una donna sul treno regionale 2104, seconda classe. Il treno era sporco e l’uomo aveva mani grandi. Sui treni regionali sporchi ci sono uomini che stringono biro blu in grandi mani, seduti in seconda classe, di fronte a donne che li osservano.

L’uomo scriveva su un foglio bianco, appoggiato a una cartelletta di cartone, stringendo la biro, troppo piccola per le sue mani grandi, su un treno regionale davvero sporco, di fronte a una donna che fingeva di dormire e invece lo osservava scrivere. Il treno correva – sporco – trasportando: un uomo, una biro, grandi mani e una donna che sbirciava una lettera appena cominciata. Sul foglio bianco, steso sulla cartelletta sopra le ginocchia, l’uomo seduto sul treno in seconda classe, aveva scritto solo due parole blu.

La donna in seconda classe sul treno regionale, fingendo di dormire, aveva letto quelle parole, scritte dall’uomo dalle mani grandi. Se n’era vergognata. Si sentiva sporca come il treno regionale 2104. Smise di sbirciare. L’uomo non smise di scrivere, il treno non smise di correre, di sporcarsi e di essere sporcato, mentre trasportava la donna, i pensieri, l’uomo, le parole, le mani, la biro. Il treno era in ritardo. La donna si addormentò davvero, seduta davanti all’uomo, in seconda classe, sul treno in ritardo. Sognò di ricevere una lettera, scritta su un foglio bianco, con inchiostro blu e una grafia incerta. La lettera iniziava con parole che nessuno le aveva mai detto o scritto, con mani grandi, stringendo una biro blu, in seconda classe, su un treno sporco in ritardo: “Amatissima mia…”.

 © Anna Martinenghi

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