Still life [4] di Ygor Varieschi

ph© Ygor Varieschi, Liverpool

UNA DOMENICA

Ci sono strade che puoi prendere in una sola direzione. Il tempo è una di queste.

Ci sono mattine che portano l’oro in bocca ma non te ne fanno assaggiare nemmeno un boccone. E poi ci sono mattine che ti regalano un silenzio come questo, dove le strade sono vuote, le macchine spente, la gente al sicuro in casa. Non si sente nemmeno un grido o un’imprecazione, una risata o una canzone. È quel silenzio che, quando appare, è come la neve: ricopre tutto così bene che, poco più sotto, sembra non esistere più niente.

In un silenzio come quello puoi pensare. A quello che sei, a quello che hai. Al pranzo della domenica da preparare prima della partita, ai compiti che tua figlia deve finire per il giorno seguente. Hai promesso di aiutarla, e le promesse che si fanno a una figlia sono un giuramento che non si può spezzare.

Ma nel silenzio, e nel tempo che ritagli a fatica da quell’arazzo incasinato che è la tua vita, puoi pensare. A quello che potevi avere e non hai avuto, a tutte le strade che non hai preso per paura o indecisione. Fantasie che ti seducono come quando eri ragazza, e lasciasti la scuola per fare la commessa in un negozio di estetista, nel nord operaio dell’Inghilterra dove hai sempre vissuto.

Le case dai mattoni rossi, da cui volevi fuggire per rincorrere le luci delle stelle fasulle della fama, sono le stesse di cui è fatta la strada dove abiti. In una di queste vivi in affitto assieme all’uomo che ti ha dato tua figlia, e che forse un giorno sposerai quando avrete abbastanza denaro per regalarti una di quelle fantasie da ragazza. C’è tempo, ti dici: per il pranzo e per i compiti, e sì, anche per il matrimonio.

Intanto ci sono i tuoi pensieri. Ti fermi in mezzo alla strada vuota, la tua gonna che si muove appena per effetto del vento. Dovrebbe esserci gente, rumore, parole: ma ci sei solo tu. Da qualche parte ci dev’essere stata un’apocalisse di cui non ti sei accorta. E per un attimo, hai il terrore di essere rimasta davvero sola. Ma poi senti qualcosa che scioglie il silenzio e la neve, che ti riporta dai pensieri al presente.
Una bicicletta rosa, una bambina dai capelli castani che quella strada la prende in entrambe le direzioni, perché non sa ancora che cos’è il tempo. Ha occhi azzurri come i tuoi, e di te ha preso tutto. Per questo è uscita anche lei nella strada vuota, nel silenzio.
La guardi, e sai che ha pensieri stupendi. Quelli che un tempo erano i tuoi.

©Ygor Varieschi, 2018

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