Still life [3] Ygor Varieschi

LE PAROLE, E LE CORDE DEL CUORE

«Hai un po’ di luce per me?».
Una leggera esitazione e prendo l’accendino. Una fiamma guizza e poi scompare. Tu aspiri la prima boccata della sigaretta, guardi in un mondo tutto tuo e poi espiri lentamente. Fumo che sale e si dissolve. Ritorni dai tuoi pensieri, per guardarmi.
«L’hai chiamata luce. È fuoco» dico io.
«I tedeschi dicono così. Hast du Feuer?» Alzi le spalle, e dici tutto. «La lingua inglese ha parole migliori. Non ti chiedo una fiamma, perché non saprei che farmene. Ti chiedo il dono che concede.»
Anch’io prendo un po’ di luce. La prendo da te, dalla tua sigaretta. Accendo la mia.
«Che altre parole ti piacciono della mia lingua?».
«Heartstrings, sicuramente. Le corde del cuore. Sì, quando qualcuno riesce a toccare le corde del tuo cuore, a farle vibrare e a farne uscire la melodia che hai dentro. La canzone che ti appartiene. Sai, ho letto che da qualche parte in Africa c’è una tribù dove ognuno ha una canzone solo sua, che gli cantano da quando è nella pancia della mamma e per tutta la vita. Che faccia cose belle o riprovevoli, lo chiamano con quella canzone.» Le corde del tuo cuore devono vibrare adesso, perché il tuo viso cambia espressione. Si concede alla bellezza di un sogno. «Un giorno ci andrò in Africa. Dicono che una volta che ci vai, non vedi l’ora di tornarci. E comunque,» fai tu, fissandomi curiosa «qual è la tua parola preferita?».
Ci devo pensare. Non ne ho mai avuta una, a dire il vero. Con le parole io ci litigo. Per quello con te a volte è difficile. Vorrei che tu potessi vedere quello che ho dentro senza bisogno di spiegarti altro. Tutto sarebbe più semplice.
«Una c’è. Resfeber. È svedese» dico io, mentre mi guardi perplessa. «L’ho trovata su un libro. È il battito del cuore del viaggiatore prima che il viaggio abbia inizio. Un misto di irrequietezza, ansia e aspettative.»
«E tu ti senti così?».
Sai che dovrei partire. Dovevamo parlare anche di questo.
Le volute di fumo si intrecciano mentre aspetti in silenzio. Ti guardo, e se tu potessi vedere dentro di me, non avresti alcun bisogno di aspettare.
«Non ritornerò. Ritornano solo quelli che una volta se ne sono andati. E io non voglio andarmene. Voglio restare qui» e indico il tuo cuore mentre lo dico.
Luce. Adesso sei tu a darmela. Sorridi con quelle labbra che sono porto e perdizione. Qualcosa ti sorprende, ti lusinga, e ti diverte.
Nel silenzio che scegliamo, c’è una musica che ci unisce.

©Ygor Varieschi, 2018

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