Se non erro [4] di Paola Cominetta

Lago di Garda, vecchio Cigno © foto di Paola Cominetta

Quanto è dolce la tua naturalezza, come è facile e come trasforma i miei dubbi, i miei travagli o le mie incoerenze in aspetti secondari, poco fedeli al mio amore per le cose.
In questi giorni ritrovo il centro, lo ritrovo passeggiando nella nebbia umida e fredda con te, che dormi avviluppata in molti strati di vestiti, con le braccine lungo il tuo corpo e i guanti infilati come fossero scarpe. Cammino e mi sembra finalmente di riuscire respirare, di uscire dall’ovatta.
Qualche giorno fa, guardandomi allo specchio e vedendomi più vecchia, ho avuto forte la paura di ritrovarmi tra qualche anno non tanto più brutta, ma con una faccia dura, corrotta, maschera di rughe amare deposito di un animo sterile.
Con te scopro, dipinto sul tuo volto bambino e pieno, il piacere morbido dello spontaneo, il suo calore avvolgente, dove nulla è frutto di passate tracce perché tutto sorge senza prefigurazioni, tutto è troppo strano per non essere accolto, troppo nuovo per non essere il mondo intero.
Con te scopro il desiderio della fierezza del mio passato e delle mie rughe. La bellezza dell’età non può essere un trucco, ma è sostanza del coraggio quotidiano di prendersi un’anima, ogni volta la propria, ogni volta espressione di un volto di sé, per accettarla domani per come si sarà sedimentata nel tempo.
Che sia di sorrisi, allora, la mia, di qualche dolore, ma sempre di nuovi stupori, e non tormentata dalle ombre, contratta dal presente, o sospettosa per qualcosa che verrà. Non voglio rabbia, né avarizia su di me, ma solo il segno limpido e deciso di chi ha saputo scegliere e abbandonare, talvolta umanamente fallire, ma sempre alla ricerca di una forte sintonia. Senza temere l’incoerenza, senza temere la disarmonia.
Una delle prime parole che stai dicendo è PLIAPI. Apri, sarebbe…
Mi sbalordisce e mi commuove che la prima azione a essere individuata dal tuo linguaggio sia forse quella a cui io tenga di più.

© Paola Cominetta

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