Sé/dici [16] di Raffaele Rutigliano

SEDICI/16

La fine del ciclo sé/dici. Da domani si riprenderà con la nuova scrittura: quella di un nuovo lavoro o viaggio. Un figlio che vuole nascere a tutti i costi, e con lo sforzo di un parto atipico. Il saluto è un non saluto. Come il bacio di una donna che non ami e il figlio che rimane come creazione dell’amore. Adesso viene la sete, adesso sono stanco. Mi siederò vicino a un altare non rispettato e mi ciberò del silenzio rubato in nome di un Dio non mio (?) e senza dolore. Sarà una storia diversa per persone diverse e tutte speciali.
Cosa serve alle nostre vite? Che si nuoti in un mare o si viaggi su locomotiva, si arriverà sempre in un dove, in un quando. Lo sappiamo solo noi. E lo sai bene anche tu.
Spingiamoci così, lontano. In quegli ingorghi delle città, di notte. Quando i semafori lampeggiano all’etica del buonismo, per il rispetto di un passaggio oltre l’incrocio, senza incidenti, senza traumatiche intese forzate. Tutti in funzione di tutto, di una sana operosità. Che si consumi di notte, e non di giorno. Senza despoti dalla bellezza blasonata, e senza sfinimenti di concetto per una fortunosa sorte. Non esiste!
Direi, così: Grazie!
Perché questa è una vita a occhi aperti, a chilometro zero. Da responsabili dei propri limiti.
Qui si fa teatro a mente. Ma non voglio risultare pedante. In alternativa restano sempre aperte le discariche di uomini psico-impacciati dall’ingombrante follia, per non dire smisurata, che intrecciano retoriche come cesti dalle larghe verghe legnose.
Liberatemi da costoro e poi parleremo in tranquillità di ogni altra cosa, al settimo cielo o all’ottavo piano, da un’altezza assolutamente invidiabile per poter osservare i semafori, che pulsando, conducono a una morale del tutto possibile, lì, ed eterna.

Buona vita.

© Raffaele Rutigliano

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