Sé/dici [15] di Raffaele Rutigliano

QUINDICI/16

Vuoi allontanare tutto, diventare piccolo e freddo agli odori, al dolore. Si chiama sarcoma. E’ nato da un amore tutto suo, infastidito, quasi, dalle risate altrui. Sì, un riso di porcellana, fragile e intoccabile.
E un giorno ti svegli e tutto diventa neutro.
I buonumori da costume diventano una situazione letteraria, quasi il carnevale sia stato posticipato per indossare le nuove maschere estive e senza boccaglio. Si respira con la faccia nell’acqua e il culo all’aria. Con la disinvoltura di non reazione, uno sfogo violento contro il giorno che non ti interessa più: se piove o fuori c’è il sole è solo un atto insignificante di una giornata che passerà come la successiva e senza ombra.
Fare a meno dei bicchieri di vino. Congratularsi con le pecore raccolte in sonno.
Sì, va bene che quando Dio chiama lo fa a luci sparate o stroboscopiche, ma il contegno? Un Dio serio, che mascheri la timidezza, no?
Che faccia sussurri chiedendo il permesso e non appropriandosi di ciò che non gli spetta di diritto. Che paghi anche lui le tasse, perdio.
Vagare per santuari, scoprire posti semivuoti, effigie di madonne coronate, lasciate di notte al buio per risparmio energetico.
I miracoli saranno disponibili a fine ricarica, al momento: batterie scariche. Lasciare obolo.
Questo dovrebbe leggersi sui cartelli votivi.
E forse sarebbe meglio affidarsi a medici in cambio di tre uova, che ricredersi di una vita vissuta intensamente.

© Raffaele Rutigliano

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