La finestra [3] di Barbara Garlaschelli

©foto di Gaia De Luca, tutti i diritti riservati

©foto di Gaia De Luca, tutti i diritti riservati

L’amore

Che bello guardarti mentre stai correndo verso casa, verso di me.
Ogni volta che ci penso mi pare impossibile che tu sia nella mia vita, che le tue mani mi possano toccare, gli occhi vedere, la bocca parlarmi.
Anche se il vetro è sporco di una pioggia vecchia che si è portata dietro sabbia da chissà quale Paese e l’ha abbandonata qui, dentro gocce che si sono asciugate lasciando scie polverose, anche se il vetro è sporco tu sei un’immagine limpida. I tuoi gesti sono nitidi, puliti come i tuoi pensieri. Non c’è alcuna discrepanza tra ciò che sei e come ti muovi, tra la tua lealtà e il sollevare il braccio per salutarmi facendo ciao con la mano, tra il tuo essere partecipe del mondo e il gettare indietro la testa liberando i capelli in un ondeggiare morbido.
Che bello essere avvolta nel pile che mi hai regalato quando eravamo a Londra e io tremavo per il freddo e tu mi prendevi in giro perché non so preparare una valigia. Io ho sempre portato troppe cose inutili mentre tu mi hai insegnato ad avere con me l’essenziale. Viaggiare leggeri per essere liberi di spostarsi con velocità, senza rimorsi e ingombri.
Ti vedo correre verso casa, verso di me e la tua corsa vorrei che durasse il tempo necessario per raccontare a tutti chi sei, cosa fai, come sei.
Come hai fatto a baciarmi la prima volta; come hai sollevato il mio mento per avere le nostre bocche alla stessa altezza e potermi sfiorare lasciandomi il tempo di capire cosa stava accadendo e di volerlo; come è stato spogliarci senza mai smettere di guardarci, gli occhi agganciati agli occhi, senza dire una parola.
Ora ti vedo rallentare, tastare la tasca della giacca con la mano, estrarre il cellulare e portarlo all’orecchio. Chi ti starà chiamando?
Nello stesso istante suona il mio, rispondo e sento la tua voce: “Carlotta?” dice.
“Anna…” dico e sorrido.

©Barbara Garlaschelli, 2015

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