Era una notte buia e tempestosa [2] di Andrea Brando

resurrezione-di-lazzaro

LA RESURREZIONE DI LAZZARO

Quando Lazzaro si svegliò, udendo la voce di Gesù, fu conscio fin dal primo istante che si stava destando dal sonno della morte. Non avrebbe voluto alzarsi, avrebbe voluto continuare a essere morto. Era ogni fibra del suo essere a reclamarlo, a esigere rispetto per ciò che la natura aveva decretato.
Ma quando venne chiamato per la seconda volta, dovette cedere. La volontà che lo comandava era più forte di lui, più forte della natura, più forte della morte. A quella volontà si poteva solo obbedire. Si alzò dunque e con passi lenti, incerti, si avviò verso l’uscita del sepolcro.
Al suo apparire, avvolto ancora nel sudario in cui era stato sepolto, la folla proruppe in grida di terrore e molti fuggirono, in preda al panico. Gesù invece gli si fece incontro e lo abbracciò. Coloro che erano rimasti vennero allora a felicitarsi con Lazzaro.
Fu Marta a sollevare l’argomento, dopo che ebbero finito di mangiare, una volta tornati dal sepolcro. «Tu che vi sei stato, com’è dunque il Paradiso?» domandò al fratello.
Lazzaro non rispose. Non ricordava più niente della sua esperienza nell’aldilà; non avrebbe nemmeno saputo dire se vi fosse qualcosa o il nulla.
«Lascialo in pace, è stanco» intervenne Maria, l’altra sorella.
« Ma non sei contento di essere qui?» insistette Marta.
Lazzaro rimase in silenzio. Il suo viso non esprimeva né gioia, né tristezza, solo rassegnazione.
«In Paradiso prima o poi ci tornerai, adesso devi cercare di goderti la vita insieme a noi» concluse Marta.
Maria prese il fratello sotto il braccio e lo aiutò ad alzarsi. «Vieni, hai bisogno di riposo.»
«Sì» disse finalmente Lazzaro.
Qualche tempo dopo la Pasqua – quando anche Gesù Cristo era ormai morto e risorto, come era accaduto a suo fratello Lazzaro – Maria si svegliò una notte in preda all’angoscia. Camminando in punta di piedi, il cuore stretto da un nefasto presentimento, andò al giaciglio di Lazzaro e lo trovò vuoto.
Accantonò subito l’idea di svegliare sua sorella Marta. Che mai avrebbe potuto fare Marta? Si mise uno scialle sulla schiena, prese una lucerna e da sola uscì nelle tenebre.
Giunta alla grotta dove era stato sepolto il fratello, non fu sorpresa nel vederla aperta. Entrò, rabbrividendo al contatto dei piedi con la pietra gelida. Lazzaro era lì, proprio come lei aveva temuto.
Il lume stava per spegnersi. Era inutile che lei rimanesse a vegliare in quel luogo orribile. L’indomani degli uomini avrebbero ricomposto il corpo di suo fratello Lazzaro, impiccatosi a uno spunzone di roccia. Ora non c’era più niente da fare. Stava per uscire dal sepolcro, quando udì la voce del fratello che la chiamava.
«Maria, aiutami a scendere.»
Dunque, miracolosamente non era morto! Mentre lacrime di gioia le rigavano le guance, Maria, sfruttando le rientranze della pietra, riuscì in qualche modo a riportare giù Lazzaro.
Il fratello si alzò in piedi, la testa piegata in un’angolazione impossibile. Nell’impiccarsi, il suo collo si era spezzato.
«Tu… tu… » balbettò Maria, inorridita.
«Sì, non posso più morire» disse Lazzaro. «Io sono già risorto. Ma è scritto che un giorno tutti risorgeranno con i loro corpi, anche tu. È questo il Paradiso di noi Cristiani, dillo a Marta.»
Maria non replicò, non aveva più voce. Gettò il lume a terra e fuggì nella notte.

© Andrea Brando, 2016

Leave a Reply