Scattomatto [2] di Daniela Scudieri

bambina

BAMBINE NEL TEMPO

Agosto, domenica, interno in penombra.

Tutto è finito con una sciarpa indiana, ricordo, come le immagini esotiche che ti ingolfano il cellulare, di un viaggio di chissà chi, mentre tra voci e visi srotolati in un lampo balenava ancora la bimba sorridente. Colpa tua – Ti guardi nello specchio dell’ingresso. Identica a te, lo sai da quell’unica foto che va sbiancando nell’ovale sopra le due date, intrappolata in un’infanzia senza domani; in casa ogni traccia è stata spolverata via. Dopo la disgrazia ogni colpo di tosse, boccone di traverso, caduta dalla bicicletta, un dramma; sempre a toccarti la fronte, o in attesa alla finestra, e il loro sollievo al vederti apparire in fondo alla strada con la cartella sulle spalle, alla chiave che gira nella toppa o la portiera che sbatte nel giardinetto di ghiaia, ti ha reso naturali come il respiro occhiate all’orologio, rinunce, non posso; e intanto i libri di diritto, i matrimoni delle amiche, i figli delle amiche, sei un avvocato con i capelli striati di grigio e ancora Non fare tardi, si raccomandano, Con chi esci?

Anno dopo anno la faccina sorridente si sfalda mentre a te toccano scale al pianoforte e lezioni di tennis (hai un rovescio micidiale, con la fronte aggrottata non sbagli un colpo), in gara con le figlie dei loro amici a chi brilla di più nel liceo più esclusivo, con i voti più alti. La valigia più volte tirata giù e ributtata in cima all’armadio, perché la ruga sulla fronte di lei, la schiena curva di lui – tutto quel che resta del tuo passaggio, dici alla bimba sorridente – ti trattengono come una mano sulla spalla, sfiorita nei tailleur di sartoria. Sei il nostro orgoglio, rimbalza l’eco delle due voci, orgoglio, orgoglio. Colpa tua, sibili. Brava bambina, diventerai qualcuno. La tua stanza è sempre quella, peluche sul letto e fotografie sulla tappezzeria, tu scolara, loro da giovani, compleanno intorno alla tavola, i segni rimasti dove man mano hai strappato via volti – puoi avere di meglio, insistono le due voci in sottofondo, di meglio. Finché, una manciata d’anni dopo la prima, anche l’altra voce si spegne, lasciando a implorare – Resta qui, Dove vai? – un occhietto dispotico. È Ljuba a girarla, imboccarla nelle tue otto ore d’aria tra le scartoffie dello studio, ma notti e domeniche sono per te. Come sta, ti domandano dal mondo là fuori, spedendoti immagini e disegni di baci – Non è vita. Avvicini il viso allo specchio. Non ce la facevi più, hai detto a voce alta sulla soglia della sua camera, ora sei libera. Dietro le persiane sbirci la strada che cuoce al sole, deserta. E adesso?

© Daniela Scudieri, 2016

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